Pensioni, perché si rischia di tornare alla Fornero

giovedì, 18 Aprile 2024
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337 miliardi di spesa. Tanto costeranno le pensioni italiane nel 2024. Questo numero, sciorinato durante la presentazione dell’ultimo Def (il documento programmatorio annuale che contiene le linee guida della politica economica del governo e di fatto “anticipa” la Finanziaria), ha chiarito una volta per tutte che il sogno salviniano di Quota 41 – ovvero la possibilità di andare in pensione con 41 anni di contributi a prescindere dall’età – è destinato a non realizzarsi. Sostituito da una più realistica Quota 103 o addirittura Quota 104, che al requisito dei 41 anni di contributi aggiungono quello dei 62 o 63 anni di età.

Una brutta sorpresa per tanti sostenitori del centrodestra, che su questa promessa pre-elettorale avevano contato molto, ma la crescita dell’età media della popolazione e l’aumento degli italiani che percepiscono l’assegno di vecchiaia ha reso qualunque “sconto di pena” impossibile da finanziare; anzi, c’è già chi parla di ritorno alla Legge Fornero, di fatto mai cancellata da nessuno degli esecutivi che si sono succeduti dopo il governo emergenziale di Mario Monti.

Nel Def si è parlato pure della mitica Quota 100 – ovviamente con toni molto prudenti – per spiegare che la misura tanto voluta da Salvini durante la esperienza di vicepremier nel governo gialloverde sia costata moltissimo alle casse dello Stato e ora costringa a correre ai ripari. Secondo i calcoli della Ragioneria generale dello Stato se non si prenderanno seri provvedimenti «il rapporto tra spesa e Pil riprenderà ad aumentare fino a raggiungere il 17% nel 2040». Una somma enorme, che drena risorse togliendole a voci di spesa fondamentali come la ricerca, la sanità, l’istruzione e la difesa.

Non ci sono tuttavia solo brutte notizie per i cittadini e le cittadine che sognano di lasciare l’ufficio o la fabbrica: chi ha fretta liberarsi dall’obbligo di timbrare il cartellino e ha solo 20 anni di contributi (ma raggiunge al momento della richiesta i 64 anni di età) potrà ottenere la pensione anticipata. Attenzione però; il calcolo dell’assegno sarà interamente contributivo, quindi decisamente più basso rispetto a chi avrà la pazienza di aspettare. Inoltre per averne diritto bisogna aver maturato un assegno che sia pari o superiore a tre volte l’importo dell’assegno sociale. In soldoni bisogna riuscire a raggiungere i 1.600 euro. Importo che scende a circa 1.500 per le donne che abbiano avuto un figlio e a 1.400 per quelle con almeno due figli.

Qualche buona notizia invece è in arrivo per chi è già a riposo: le pensioni potrebbero presto vedere un aumento, grazie a misure come la quattordicesima e il rimborso Irpef. Queste due iniziative potrebbero arrivare tra luglio e agosto, con prospettive che si estendono per coloro che ritardano la presentazione della dichiarazione dei redditi. La quattordicesima, che non è una seconda tredicesima ma una sorta di maggiorazione sociale, ha importo fisso, variabile in base al reddito, agli anni di contributi e alla gestione previdenziale. I beneficiari a luglio sono coloro che hanno compiuto 64 anni e il cui reddito non supera due volte il valore del trattamento minimo.

Sperando che queste misure potranno essere confermate tra qualche anno, quando il numero di pensionati in Italia rischia di essere pari a quello dei lavoratori.

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