Sono giorni di fermento per la legge di Bilancio 2026 con diverse certezze che si stanno ormai definendo: dalla riforma Irpef a quella delle pensioni, con un esito che tuttavia rischia di essere diverso.
Se da una parte, infatti, non ci sono più dubbi ormai sul fatto che il governo rivedrà l’aliquota del secondo scaglione, con novità anche per la tassazione delle pensioni, dall’altro la riforma del sistema previdenziale che, almeno nelle intenzioni della Lega, avrebbe dovuto portare a una revisione delle regole imposte dalla Fornero, non si farà.
Pensioni, niente riforma. Ecco cosa ci sarà
Per quanto riguarda la riforma delle pensioni, quindi, nulla da fare. Non che in manovra non ci saranno misure in questo ambito, ma niente di così eclatante.
Nel dettaglio, la maggior parte delle risorse dovrebbe essere destinata al blocco dell’adeguamento dell’età pensionabile con le aspettative di vita. L’aumento di 3 mesi, che scatterà a gennaio 2027, dovrebbe essere congelato ma non per tutti: sarà infatti solo per chi nel frattempo ha compiuto 64 anni, escludendo di fatto buona parte – circa il 90% secondo gli ultimi dati – di coloro che accedono alla pensione anticipata.
Non solo, quindi, non ci sarà quella Quota 41 per tutti su cui la Lega punta da anni per superare la legge Fornero – neppure in forma “flessibile” come era emerso qualche settimana fa – ma si passerà persino a Quota 43. Per andare in pensione prima dei 64 anni, infatti, dal 2027 servirà aver raggiunto 43 anni e 1 mese di contributi per gli uomini, 42 anni e 1 mese per le donne.
Restano invece i 42 anni e 10 mesi, uno in meno per le donne, per coloro che hanno più di 64 anni, per quanto tuttavia si tratti della minoranza.
A fianco a questo dovrebbe trovare la conferma Quota 103 che di fatto, insieme all’Ape Sociale e all’Opzione Donna (misure che la stessa ministra Calderone ha chiesto di confermare), sarà l’unica alternativa alle regole imposte dalla legge Fornero.



