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Scontri alla Sapienza, ecco cosa ha scoperto la polizia…

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Scontri alla Sapienza, da martedì i media ripetono il mantra dei poveri studenti «attaccati» dalla polizia e del «diritto» di manifestare che sarebbe stato negato, manco a dirlo, dal questore e dal ministro Matteo Piantedosi.

Parole e formule sono la fotocopia di quelle che si ripetono da anni ogni volta che scoppiano incidenti tra manifestanti e forze dell’ordine. Le iniziative sono sempre «pacifiche», peccato solo che poi vengono danneggiati bancomat, auto, vetrine. Chi è stato? I soliti «provocatori», con i violenti che non sono mai chiamati per quello che sono (professionisti della guerriglia urbana), trattandosi, per la parte di stampa compiacente, dei «ragazzi» dei centri sociali che hanno reagito a cariche   immancabilmente «indiscriminate» e «ingiustificate».

Stavolta però, con gli scontri scoppiati alla prima università di Roma a seguito di una manifestazione in favore dei palestinesi, s’è subito capito che c’era qualcosa che non quadrava. E sì perché il bilancio degli scontri parla di 27 agenti feriti. Un numero così elevato di poliziotti colpiti può forse essere provocato da innocui e pacifici studenti?  A dare e ricevere mazzate c’erano solo ventenni animati dal desiderio che il Senato accademico della Sapienza prendesse posizione in favore della causa della Palestina? C’erano solo “ragazzi” che hanno scambiato l’università per una dependance del ministero degli Esteri? C’erano solo giovani “idealisti” che protestavano contro l’eventuale collaborazione tra centri di ricerca accademici, industria degli armamenti e apparati bellici israeliani?

Ci saranno stati anche soggetti simili. Ma c’erano anche altri personaggi assai poco raccomandabili. Analizzando i filmati degli scontri, la polizia ha infatti scovato, tra tanti volti ventenni, anche quelli, ultracinquantenni, di vecchi anarchici romani, gente ben nota alla Questura perché protagonista negli anni (anzi nei decenni) di scontri di piazza e di “battaglie” varie contro gli agenti in tenuta antisommossa. È lecito immaginare che tali soggetti abbiano suggerito agli studenti le “tecniche” per colpire la polizia, unitamente agli slogan e alle parole d’ordine per destare l’attenzione dei media.

Risulta anche la presenza di un estremista palestinese di 62 anni rifugiato in Italia.  Insomma, tra tanti ragazzi (e probabilmente anche tanti fuori corso), c’era una consistente pattuglia di “fuori quota” d’annata, che non va in piazza per onorare vecchi ideali di gioventù ma per fomentare il caos.

A questo punto, è lecito porsi diverse domande. Perché agisce questa compagnia di giro dell’estremismo e della guerriglia? Perché dietro gli scontri che periodicamente scoppiano nelle nostre città agiscono individui che poco hanno a che fare con le ragioni dei vari movimenti di piazza?

Se andiamo al Sud, dietro tante sommosse “spontanee” troviamo spesso la mano di organizzazioni criminali. Se invece andiamo nelle periferie metropolitane, incontriamo l’estrema destra. Se infine parliamo di manifestazioni di studenti ci imbattiamo appunto nelle vecchie cariatidi dell’estremismo comunista o “antagonista”, che dir si voglia. Possibile mai che tanti movimenti che si producono nella nostra società debbano essere sporcati o eterodiretti da “manine” mosse da intenzioni spesso torbide? È un vecchio problema italiano. E gli scontri di martedì alla Sapienza ne sono l’ennesima dimostrazione.

In Italia agiscono da sempre soggetti volti a dirottare i movimenti verso sentieri impropri. L’ unica cosa che possiamo al momento sperare è che la gente (e in primo luogo i giovani) non si faccio strumentalizzare da chicchessia. Naturalmente, anche la stampa deve fare la sua parte, evitando di individuare “derive autoritarie” tutte le volte che scoppiano scontri. Del resto, anche quando governava il centrosinistra, ogni tanto capitava di assistere a sonore mazzate in piazza.   

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