Come sta Re Carlo?
Se una risposta ufficiale a questa domanda non sembra prossima ad arrivare, si moltiplicano i mormorii sulle condizioni del sovrano.
L’ultimo rumor che ha agitato l’alta società britannica è che il re stia molto peggio di quanto ammettano i suoi collaboratori.
Quest’ipotesi è stata alimentata proprio in questi giorni perché il Menai Bridge, il piano che verrà seguito in caso di morte del re, è sottoposto a continui perfezionamenti da parte del Cabinet Office, il dipartimento governativo responsabile delle cerimonie funebri reali.
In realtà il documento viene redatto già al momento dell’incoronazione, per non lasciare nulla al caso nel momento opportuno, ma insospettiscono le più recenti e continue modifiche al piano.
Ad esempio, il piano che ha guidato le esequie della regina era invece chiamato London Bridge, preparato molti anni prima seguendo le richieste della stessa sovrana scomparsa a settembre 2022.
Ma come è stato organizzato il Menai Bridge e perché proprio la scelta di questo nome?
Questa volta, il nome in codice per il funerale di re Carlo è quello del ponte sospeso che si trova in Galles ed è legato al suo lungo rapporto con quella terra della quale è stato il principe più longevo, portando quel titolo da quando aveva appena 9 anni.
Ci sono però altri dettagli sull’operazione Menai Bridge.
I giorni di lutto saranno dieci, dall’annuncio della morte del sovrano fino ai funerali.
La salma, proprio come avvenne per la regina, sarà esposta prima a Edimburgo e poi a Londra (oltre 300mila persone si recarono a rendere omaggio a Elisabetta II). Come il padre Filippo e la madre Elizabeth, anche Carlo ha approvato personalmente il percorso che il suo feretro effettuerà da Buckingham Palace a Westminster Abbey e ha scelto gli inni e le musiche che saranno incluse nel rito funebre.
Il piano prevede poi la preconizzazione della sua morte, nonché il periodo di lutto ufficiale, che durerà dieci giorni. Ogni funerale di re o regina inglese ha adottato dei nomi particolari. Se la morte di re Giorgio VI venne comunicata utilizzando la frase “Hyde Park Corner“, per la regina madre Elisabetta fu utilizzato il termine Tay Bridge, mentre per principe Filippo fu adottato il nome di Operazione Forth Bridge, ed infine per la regina Elisabetta II la parola in codice è stata London Bridge has fallen (“Il London Bridge è crollato“) a cui si è affiancata l’Operazione Unicorno, poiché la sovrana morì nel castello di Balmoral in Scozia.
Così come avvenuto con chi lo ha preceduto, dal momento della sua morte, i primi ad essere informati saranno tutti i familiari più stretti, a seguire il primo Ministro e i membri del gabinetto di governo e i 14 paesi del Commonwealth dei quali è il capo di Stato.
Solo quando chi conta sarà a conoscenza della sua scomparsa la notizia passerà alla stampa, alla BBC, che ne darà l’annuncio ufficiale, mentre cartelli saranno affissi sulle cancellate di Buckingham Palace e le bandiere scenderanno a mezz’asta.
Un protocollo dettagliato che non lascia nulla all’improvvisazione e che negli anni ha cambiato solo nome e qualche passaggio per volontà dei diretti interessati.
Ognuno con il suo bridge (ponte) verso l’aldilà da costruire, mentre i sudditi si preparavano a vedere salire sul trono il successore ancora prima di aver terminato le lacrime per compiangere il sovrano appena scomparso.
Ma la corona non ha tempo da perdere. E così avverrà anche quando Carlo III passerà a miglior vita per cedere scettro e corona al figlio William, che sarà istantaneamente re.
Il lavoro di questi giorni degli aggiornamenti del Menai Bridge potrebbe quindi non essere significativo, ma ciò che colpisce è che i ritocchi siano fatti proprio in coincidenza con i rumors che lo vedrebbero in gravi condizioni.
Tutto questo fa supporre che sia necessario aggiustare ogni dettaglio per non farsi trovare impreparati davanti a un’eventualità che potrebbe essere prossima.



