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I progetti archeologici italiani per la rinascita del Kurdistan iracheno

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archeologia

La potenza gentile della cultura italiana al servizio di una delle “culle” della civiltà. Si tratta del Kurdistan iracheno che tenta, ogni giorno, di ritagliarsi uno spazio da protagonista nonostante i venti di guerra che continuano a spirare in quell’area. Il console italiano a Erbil, Michele Camerota, ha inaugurato la mostra di tutti i progetti archeologici condotti dalle università italiane in territorio curdo. Una rassegna fotografica che attraversa la regione autonoma da nord a sud, dall’area intorno alla diga di Mosul a quella di confine l’Iran centrale. «Sono fiero e orgoglioso di rappresentare la potenza gentile dell’Italia – spiega il console – che significa soprattutto promuovere la diplomazia culturale del nostro Paese, anche con gli altri popoli, come quelli che insistono sulle sponde del Mediterraneo. Le missioni archeologiche italiane rappresentano il migliore esempio della collaborazione culturale e scientifica con la Regione curda e con l’intero Iraq, di cui l’Italia detiene il primato. Il nostro contributo alla valorizzazione e alla conservazione del patrimonio storico e archeologico è in continua crescita: a oggi, sono ben undici le missioni italiane nel solo Kurdistan. Abbiamo perciò voluto celebrare questo impegno con la realizzazione di una mostra fotografica, un catalogo, un seminario e un sito web (archeokri.it). Abbiamo coinvolto le controparti dei Direttorati delle Antichità, nell’intento di favorire oltremodo la sensibilizzazione della popolazione e delle istituzioni locali nella promozione di questo inestimabile patrimonio universale».

Alla presentazione ha partecipato il ministro curdo per il turismo e le municipalità, Sasan Awmi, che ha voluto ringraziare governo e università per il grande lavoro che stanno conducendo nel Kurdistan. Parole di apprezzamento sono arrivate anche dal comandante della missione italiana a Erbil, Francesco Serafini. «Siamo due facce della stessa medaglia, c’è una grande comunanza di intenti tra la parte civile e quella militare. Siamo fieri di rappresentare il nostro Paese in una terra martoriata nel corso degli anni da tantissimi conflitti».

I pannelli fotografici riassumono le attività archeologiche, che hanno preso il via nel 2011 e che proseguiranno nei prossimi anni per realizzare parchi archeologici al fine di rilanciare il Kurdistan e, in particolare, la capitale Erbil nel segmento del turismo internazionale. «Queste missioni – ha sottolineato il console Camerota – rappresentano il migliore esempio della collaborazione culturale e scientifica con la regione curda e con l’Iraq, di cui l’Italia detiene il primato».

La mostra, in esposizione alla Gallery Media Hall di Erbil, a pochi passi dalla suggestiva cittadella, sarà aperta al pubblico dal 2 al 21 maggio per poi trasferirsi in altre località della Regione. Le università coinvolte nei diversi progetti sono Roma, Bologna, Milano, Pisa, Palermo, Venezia e Udine. Proprio dell’ateneo friulano sono gli scavi nel Governatorato di Duhok, nel nord del Kurdistan iracheno, al confine con la Turchia. Dodici anni di lavori in un territorio inesplorato che hanno consentito di mappare 1200 siti archeologici. «L’obiettivo – hanno detto i responsabili del progetto, Daniele Morandi e Francesca Simi – è quello di realizzare un grande Parco archeologico per proteggere e valorizzare questo gruppo di siti unici e straordinari. Perché l’Iraq e il Kurdistan sono anche questo».

Negli ultimi due decenni, il Kurdistan iracheno si è iscritto a pieno titolo come nuova frontiera delle ricerche degli studiosi. Questa iniziativa intende testimoniare l’apprezzamento per le attività sul campo degli archeologi italiani che contribuiscono a preservare e valorizzare i lasciti delle diverse ere e civiltà che hanno contraddistinto la Regione e rendono lustro all’Italia, rafforzando i solidi legami di amicizia con il Kurdistan iracheno e con la popolazione a vario titolo coinvolta, anche per affermare il valore della cultura come volano di attrazione turistica.

L’iniziativa ha richiesto uno sforzo organizzativo da parte dello staff del Consolato ed è stata realizzata grazie ai fondi per la promozione integrata erogati dal Maeci, a conferma che ogni risorsa impiegata per la promozione culturale rappresenta un investimento con un importante ritorno di immagine per l’Italia e il suo capitale di conoscenze.

Foto: conserbil.esteri.it

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