L’Italia sempre più vecchia: a Roma gli Stati generali della natalità

sabato, 4 Maggio 2024
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Nel 1951 in Italia c’erano 100 giovani ogni 31 anziani. Al primo gennaio di quest’anno, per 100 giovani ci sono 200 anziani. Secondo le proiezioni Istat, nel 2050 ogni 100 giovani ci saranno più di 300 anziani, mentre le nascite, che nel 2023 sono state 379mila, calerebbero fino a 350mila. Per compensare lo squilibrio generazionale occorre investire sulle nuove generazioni, valorizzando di più e meglio le potenzialità dei giovani. È questo l’argomento sul quale si articolerà la IV edizione degli Stati Generali della Natalità dal titolo “Esserci, più giovani più futuro”, che si svolgerà il 9 e 10 maggio all’Auditorium della Conciliazione a Roma, promossa dalla Fondazione per la Natalità che recentemente ha presentato il relativo report, pubblicazione realizzata in collaborazione con l’Istat e illustrata da Gigi De Palo, presidente della Fondazione per la Natalità e Sabina Prati, direttrice centrale Istat. Tra gli ospiti attesi agli Stati Generali il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti e la ministra per la Famiglia e la Natalità Eugenia Roccella. Anche Papa Francesco ha annunciato un suo intervento.

Un altro dato allarmante emerso dallo studio riguarda i potenziali genitori in Italia: solo 11,5 milioni di donne e uomini tra i 15 e i 49 anni rientrano in età fertile, con un crollo a partire dal 2011, anno in cui se ne registravano quasi 14 milioni. Inoltre, tra i 18 e i 34 anni, più di due giovani su tre vivono ancora con i genitori. Nel resto d’Europa sono uno su due. E ancora: in 8 casi su 10 ci sono delle difficoltà che non consentono alle coppie di realizzare il proprio desiderio di famiglia.

«Il problema della natalità in Italia – spiega De Palo, organizzatore degli Stati Generali – non è né una questione economica né culturale, ma di libertà: non sono libere le coppie che vorrebbero avere un figlio o farne un altro, in Italia la nascita di un figlio è il secondo fattore di incidenza nella povertà; non sono libere le donne costrette ancora a scegliere tra maternità e carriera; non sono liberi i giovani, con il loro tasso di occupazione saldamente all’ultimo posto tra i Paesi dell’Unione Europea, precari nel lavoro e nella vita. L’analisi è chiara. Ora serve la sintesi della politica. Abbiamo bisogno di un obiettivo condiviso anche perché non servono i bonus, ma riforme strutturali come il Quoziente familiare. Altrimenti perderemo la partita senza nemmeno aver provato a giocarla».

Una popolazione che, secondo le previsioni dell’Istat, non solo invecchierà ma via via diminuirà passando dai 59 milioni di residenti del 2022 ai 58,1 milioni nel 2030, ai 54,4 milioni nel 2050, quindi con una perdita di oltre 4,5 milioni di italiani in meno di 30 anni. Non solo gli italiani, ma anche gli stranieri fanno meno figli e l’effetto protratto del rinvio della genitorialità si è tradotto molto spesso in rinuncia. Quasi la metà delle donne tra 18 e 49 anni non ha figli. Tra chi non ha figli e dichiara di non volerne (si tratta del 10% delle donne tra 18 e 49 anni e del 12% degli uomini), spiccano i motivi di età e salute, soprattutto da parte delle donne. Dal 2022 al 2042 ci sarà una diminuzione dei partner in coppia con figli, dal 27,5% a 22,6%, un aumento delle persone in coppia senza figli, dal 17,7% al 19,4%, e le persone sole cresceranno dal 33,1 al 37,5% in particolare tra gli over 65enni.

«Nel 2050 avremo più di 300 anziani ogni 100 giovani. Dai numeri alla realtà, che poi è l’intento di questo dossier, ci sarà sempre meno spazio per i giovani quando saremo costretti a orientare tutte le risorse disponibili per i numerosi anziani. Meno giovani vuol dire meno libertà, mettiamocelo in testa. Oggi – osserva lucidamente Di Palo – per le ragioni citate nel nostro Paese non sono libere le coppie, non sono libere le donne, non sono liberi i giovani, non sono liberi gli immigrati. E non sono libere le aziende, chiamate a investire in welfare per agevolare i dipendenti e coprire i vuoti della coperta corta dello Stato, dimostrando di avere più coraggio dei nostri statisti. Ma qui ognuno deve fare la sua parte e siamo tutti convocati alla partita della vita».

Foto: statigeneralidellanatalita.it

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