La classe dirigente di un partito politico è come un vestito che cade a pennello su una determinata corporatura. Se aumenta diventa stretto e nel caso di un partito che ha settuplicato i consensi si rischia che sia inadeguato.
È quello che sta accadendo a FdI che a fronte di una leadership forte, volenterosa la cui capacità è ancora in esame non segue una classe dirigente calibrata al consenso che ancora ottiene.
Non si tratta di fare lo stesso errore di Salvini e della Lega di imbarcare pezzi di classi dirigenti raccogliticce che hanno creato solo guai ma di guardare all’interno del partito stesso o di donne e uomini di cultura di destra che, per motivi vari, si sono messi ai margini.
Un partito del 28% non può avere la stessa classe dirigente di quando era al 4% e non della medesima qualità. Esistono le cosiddette seconde e terze linee in un partito che, pur avendo notevoli capacità, spesso restano compresse e non messe nella condizione di emergere proprio perché il concetto verticistico di un partito si riverbera in tutta la sua struttura.
La diversità sta nella differenza che passa tra una Giorgia Meloni che è, indiscutibilmente una leader, e un responsabile regionale, provinciale o comunale del partito che, pur essendo magari limitato e inadeguato, ha assorbito una variante perniciosa del concetto di leadership, ossia quella del capo.
Il capo comanda, il leader persuade e, quest’ultimo essendo dotato di una modica quantità di autostima e di ambizione, non ha paura di mettersi in discussione a differenza di un capetto che ha come primo obiettivo quello di essere sotto i riflettori e, non amando le ombre, fa terra bruciata intorno di tutti coloro che potrebbero assediare il suo potere solo perché posseggono un maggiore talento politico.
Prevale solo il concetto di fedeltà che sovrasta quello di capacità.
Questa è la fase cha va superata perché è una rovina per il partito e sarà un danno futuro al consenso che faticosamente ha costruito Giorgia Meloni.
Sarebbe il caso che “Giorgia” si faccia aiutare da persone in grado di selezionare una classe dirigente che probabilmente già c’è di cui non conosce l’esistenza o non ne ha consapevolezza o di recuperare risorse perdute per strada per ritrovare lo spirito di quel primo tempo di Alleanza nazionale che guardava molto ma molto più avanti.
Un pool ristretto di donne e uomini che non guardi al “con chi stai” ma a “cosa sai fare, cosa vuoi fare e dove vuoi andare”.
di Amedeo Giustini



