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Anticoncezionali, lo strano caso di Bergoglio e dei “giornaloni”

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Anticoncezionali, Bergoglio ribadisce la dottrina della Chiesa. Lo fa a modo suo, ma conferma l’insegnamento dei Papi dall’ “Humanae vitae” di Paolo VI in poi.

Sul tema, come è noto, va ancora registrato uno dei massimi punti di contrasto tra la dottrina cattolica e l’ideologia laicista. Sarebbe normale attendersi una levata di scudi da parte della grande stampa. Invece niente, non succede proprio niente. Le parole di Papa Francesco passano senza colpo ferire. Persino le femministe tacciono.

È un caso davvero strano, sul quale interrogarsi. Prima però vediamo che cosa, esattamente ha detto Bergoglio. Intervenendo agli Stati generali della natalità e parlando a braccio, il Pontefice ha affermato che in questo momento gli «investimenti che danno più reddito sono la fabbrica delle armi e gli anticoncezionali: le une distruggono la vita, gli altri impediscono la vita». Di qui una rattristante conclusione: «Che futuro ci attende? È brutto». Se le stesse cose le avessero dette, anche usando le stesse parole, Papa Wojtyla o Papa Ratzinger, sarebbe scoppiato il finimondo: femministe in piazza, editorialisti scatenati. Tutti ad attaccare l’”oscurantismo” della Chiesa, essendo da tanto tempo entrata nell’opinione comune l’idea che la pillola sia uno dei grandi fattori di “liberazione” delle donne nonché uno strumento essenziale di controllo delle nascite.

Prima osservazione: Papa Bergoglio continua a godere del favore della stampa “laica” anche quando ribadisce concetti che sono in stridente contrasto con i princìpi-cardine emersi con la secolarizzazione degli ultimi decenni.

Divertente, in tal senso, il comportamento de “la Repubblica”, che pure sarebbe la voce del laicismo più intransigente. Il quotidiano diretto da Maurizio Molinari relega la notizia a pagina 11, senza alcun richiamo in prima. Agli anticoncezionali non si fa riferimento neanche nel titolo, ma solo nel sommario. E bisogna arrivare al penultimo capoverso dell’articolo per trovare la citazione della frase del Papa, che peraltro è inserita tra gli «spunti più estrosi» scaturiti dal suo intervento. Va bene che Papa Francesco è stato amico del fondatore de “la Repubblica” Eugenio Scalfari, ma da questo giornale sarebbe stato logico attendersi almeno qualche puntura di spillo. Invece “La Repubblica” ha trattato le parole di Bergoglio come un qualsiasi fatto di cronaca politica, come se si trattasse, non del Papa, ma di un sottosegretario.

Meno imbarazzato e più articolato il trattamento riservato dal “Corriere della Sera”, che ha dedicato alla notizia il rilievo che meritava: l’intera pagina 2, con richiamo in prima, vignetta di Emilio Giannelli e un “geniale” corsivo di Massimo Gramellini.  Il sapido corsivista riesce a elogiare l’intervento di Bergoglio sugli anticoncezionali senza passare per un uno che s’è convertito al pensiero cattolico: «Al pari di molti, coltivo idee decisamente diverse dalle sue riguardo ai contraccettivi e in parte anche alle armi, quando servono a difendersi da tipi come Putin. Però è impossibile non provare rispetto per un uomo che rinuncia a compiacere per forza qualcuno, anche a costo di non piacere del tutto a nessuno». Insomma, Papa Francesco non è un “oscurantista”, al massimo è un “guastafeste” (come recita il titolo del corsivo”), comunque è un tipo originale.

Seconda osservazione, che poi è anche una domanda: è un bene o un male che non si sia sviluppata alcuna polemica sugli anticoncezionali? Dipende dalla prospettiva con cui guardiamo alla vicenda. Se ci riferiamo al merito della questione, è sicuramente un bene che nessuno abbia attaccato il Papa che ha deciso di fare il… Papa su un punto qualificante della dottrina della Chiesa in materia di natalità. Ed è probabile che questa posizione di basso profilo non dipenda solo dal favore con il quale Bergoglio è trattato dai media, ma anche da un mutato atteggiamento riguardo al tema delle nascite, nel senso di una maggiore preoccupazione per il calo demografico europeo rispetto al tempo in cui uscì l’”Humanae vitae”, allorquando nella cultura laica dominava il  “neomalthusianesimo”.

Se però guardiamo al caso sotto il profilo del confronto-scontro delle idee, allora c’è da rimanere un tantino sconcertati. Non possiamo infatti immaginare che , sul tema anticoncezionali, il laicismo sia comunque in ritirata. E quindi ci troviamo di fronte a un ennesimo caso di “melassa” laico-cattolica, cioè a quella sorta di agglutinamento culturale che va avanti dall’arrivo di Bergoglio in poi, un processo dove è difficile stabilire fino a che punto sia la cultura cattolica a cedere rispetto al laicismo. O viceversa. Certo è che i “giornaloni” hanno trattato bene il Papa sui contraccettivi probabilmente perché Bergoglio , su altri temi come le unioni gay o l’immigrazione, ha detto cose che piacciono alla cultura dominante nell’establishment mediatico ed economico. E ciò, un po’, ci preoccupa.

 

 

 

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