Rapporto Criminalpol: baby gang attive in 73 province italiane

sabato, 11 Maggio 2024
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giovani

Sull’attività di osservazione del complesso fenomeno della criminalità giovanile giungono una buona e una cattiva notizia. I dati raccolti dalle forze dell’ordine rilevano infatti un lieve decremento del totale delle segnalazioni di minori denunciati o arrestati in Italia, ma se si esaminano i singoli reati si rileva il preoccupante innalzamento delle percentuali di rapine e abusi sessuali commessi da ragazzi al di sotto dei 17 anni. È quanto emerge dal rapporto “Criminalità minorile e gang giovanili” realizzato dal Servizio analisi criminale della Direzione centrale della Polizia presentato nei giorni scorsi. L’identikit dei componenti delle gang giovanili è piuttosto delineato: età media tra i 15 e i 24 anni. Non più di dieci appartenenti per gruppo, prevalentemente maschi di nazionalità italiana o straniera, di prima o di seconda generazione.

Piazze, stazioni ferroviarie e centri commerciali sono i luoghi di ritrovo preferiti nei fine settimana. Quando entrano in azione, questi ragazzi commettono vessazioni e atti di bullismo nei confronti di coetanei, poi percosse, lesioni, vandalismo urbano, disturbo della quiete pubblica. Come detto, la mappatura sistematica di tale fenomeno non risulta essere aumentato negli ultimi due anni, ma sono ben 73 le province italiane che hanno registrato “sporadiche attività violente o devianti” con protagoniste bande giovanili, presenti nella maggior parte delle regioni italiane, con una leggera prevalenza nel Centro Nord rispetto al Sud. In rarissimi casi si sono registrati gruppi dotati di una gerarchia definita; non sono state censite gang che risultino essersi ispirate a organizzazioni criminali italiane o estere. In alcune circostanze, si sono rese responsabili di furti in strada o in esercizi commerciali e di spaccio di sostanze stupefacenti, episodicamente di rapine. Frequenti anche i casi di gruppi itineranti che si spostano verso località balneari, soprattutto nei periodi estivi, commettendo reati.

Rabbia e disagio. Le gang giovanili si confermano composte da ragazzi spesso provenienti da contesti socioeconomici svantaggiati o con vissuti familiari critici. «Le minori opportunità, la disoccupazione giovanile e la carenza di modelli positivi – spiegano gli autori del rapporto – potrebbero contribuire alla formazione di gruppi che, spesso, catalizzano l’attenzione dei media e delle autorità locali a causa delle loro attività criminali e del loro impatto sulla comunità». Le cause che spingono i giovani a delinquere sono facilmente individuabili e rappresentano nella loro complessità lo spettro del disagio sociale: rapporti problematici con le famiglie, con i pari età o con il sistema scolastico, le difficoltà relazionali o di inclusione: influente anche l’uso dei social come strumento per rafforzare l’identità di gruppo e generare processi di emulazione o auto-assolvimento. Decisivo il supporto della tecnologia e della condivisione: «ricercare la popolarità sui social – scrivono ancora gli estensori del dossier – rappresenta un’ulteriore sfida che fa sentire i giovani ancora più potenti».
Quanto alle radici del fenomeno, non mancano la ricerca di attenzione, il desiderio di ribellione, la noia, il tentativo di stabilire un controllo su un certo territorio o semplicemente l’espressione di rabbia o frustrazione. «Il gruppo – scrive ancora il Servizio di analisi criminale – favorisce la sensazione di anonimizzazione e deresponsabilizzazione da parte del giovane che, nel contempo, in tale contesto di aggregazione acquisisce una sicurezza che gli consente di sentirsi invincibile e protetto».

Le cifre. Il numero di segnalazioni di minori denunciati e arrestati, nella fascia d’età 14-17 anni, è diminuita del -4,15% nel 2023 rispetto al 2022, passando da 32.522 a 31.173. Tra il 2010 e il 2022 si rilevava, invece, un aumento del 15,34% delle segnalazioni di minori (28.196 nel 2010, 32.522 nel 2022). Tra il 2010 e il 2022 i dati evidenziavano un incremento delle segnalazioni di minori per i reati caratterizzati dalla violenza: lesioni dolose, rissa e rapina. Tra il 2022 e il 2023, a livello nazionale diminuiscono le segnalazioni relative alla rissa (-16,41%), alla minaccia (-10,89%,) alle percosse (-16,52%). Mentre nelle città metropolitane le segnalazioni di minori denunciati e/o arrestati per gli stessi reati mostrano una tendenza in crescita. Per lesioni dolose, a fronte di un lievissimo incremento in Italia dell’1,96%, a livello nazionale si registrano aumenti significativi per le città di Bari, Bologna, Catania, Firenze, Genova e Milano. In tutto il Paese, si registra poi un calo del -11,73% per le segnalazioni relative al reato di furto e del -6,11% per estorsione. Aumentano invece quelle per rapina (7,69%) e violenza sessuale (8,25%).

Evoluzione del fenomeno. Seppure forme di delinquenza giovanile di gruppo siano da sempre esistite, alcuni indicatori possono aiutare a contestualizzare le recenti evoluzioni del fenomeno. Diversi studi hanno evidenziato come la recente pandemia da Covid-19 abbia avuto un forte impatto sulla quotidianità dei ragazzi, causando un peggioramento delle condizioni oggettive e soggettive di benessere personale. Questa situazione si è innestata in un contesto già particolarmente critico che vede da anni il nostro paese caratterizzato da difficoltà strutturali per i più giovani. Ne sono un esempio i significativi livelli di abbandono scolastico e le difficoltà nell’inserimento dei giovani nel mercato del lavoro. Questi fattori hanno contribuito a esasperare situazioni di marginalità, disagio psicologico o esclusione sociale di giovani e giovanissimi che sono spesso alla base di comportamenti devianti o criminali.

Foto: interno.gov.it

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