Palestina nell’Onu. La sconfitta di Israele e Usa. Ecco gli effetti

domenica, 12 Maggio 2024
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La risoluzione adottata venerdì scorso dall’Assemblea Generale dell’Onu a favore dell’ammissione della Palestina come membro a pieno titolo delle Nazioni Unite non è vincolante, ma esprime una posizione politica internazionale molto forte. Ed è una sconfessione totale e definitiva della linea Biden-Netanyahu.

La risoluzione non è vincolante perché l’unico organo dell’Onu, che ha il potere di approvare la piena adesione è il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, organo ormai paralizzato dai veti incrociati da svariati anni. Perciò, la risoluzione approvata venerdì dall’Assemblea Generale chiede al Consiglio di Sicurezza di “esaminare favorevolmente la questione” e insiste nel fatto che alla Palestina sia concessa l’adesione all’Onu, affermando che “lo Stato di Palestina è qualificato per l’adesione alle Nazioni Unite”. Benchè non vincolante, la risoluzione dell’Assemblea Generale dell’Onu ha un valore politico enorme, per il semplice fatto che è stata approvata con 143 voti a favore, 9 contrari e 25 astensioni (tra cui l’Italia). Cioè una maggioranza assolutamente schiacciante di paesi facenti parte delle Nazioni Unite. E’ sufficiente considerare quali paesi hanno votato contro – Usa e Israele ovviamente, ma anche Palau, Nauru, Micronesia, Papua Nuova Guinea, Ungheria, Argentina e Repubblica Ceca – per capire che Usa e Israele in questo momento sono piuttosto isolati nella comunità internazionale. Ciò in un momento storico del tutto particolare, in cui Russia, Cina e Iran stanno facendo, in merito alla questione mediorientale, campagna acquisti a favore dei palestinesi, evidentemente con notevole successo, visti i risultati. La linea Biden-Netanyahu è nettamente perdente. Con Netanyahu che finge di cercare una tregua con Hamas, ma in realtà continua a massacrare civili inermi nella Striscia di Gaza e Biden che finge di criticarlo, ma in realtà di fatto continua ad armarlo. L’impopolarità internazionale di questa linea politica di Usa e Israele è molto pericolosa per il cd. “ordine mondiale liberale” o anglo-americano, che infatti sta andando letteralmente in pezzi, come ha dovuto ammettere lo stesso “Economist”. Oggigiorno il potere di deterrenza anglo-americano non è più così forte come in passato. Per cui se un paese non condivide più la linea politica degli Stati Uniti, può, più o meno tranquillamente, schierarsi con Russia e Cina, o con i Brics che è la stessa cosa.

Dunque, perché gli Usa non cambiano linea politica? Non hanno più opzioni valide? Non hanno più uomini politici di peso, capaci di modificare la situazione? Se le cose stanno così, allora il potere anglo-americano è sul viale del tramonto, perché ha perso la capacità di rinnovarsi dall’interno. E’ proprio così che crollano gli imperi. Quel che resta da vedere è se la transizione dal vecchio ordine mondiale al nuovo ordine mondiale multipolare, avverrà pacificamente o con un mega conflitto mondiale.

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