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La maggioranza si fa il sangue amaro sulla Sugar Tax

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Con quel suo nome così pop non sembra neanche una cosa seria, ma la sugar tax rischia di trasformarsi nella causa di un durissimo scontro interno alla maggioranza. Con Forza Italia sempre più ferma nella sua posizione di partito antitasse e la Lega di Giorgetti – ben diversa da quella di Salvini – a insistere che da qualche parti i soldi nelle tasche degli italiani vanno messe perché le casse dello Stato sono vuote o quasi.

Al centro del dibattito è l’emendamento del governo al decreto Superbonus che prevede l’introduzione della tassa sulle bevande zuccherate dal primo luglio 2024. Tra pochissimo insomma, a meno che non passi la linea di Forza Italia, che spinge per un rinvio al 2025 o addirittura al 2026, come già avvenuto per la plastic tax. Il tema è stato discusso in una riunione al Senato tra il sottosegretario al Mef Federico Freni, il relatore del provvedimento Giorgio Salvitti (Fratelli d’Italia) e il presidente della commissione Finanze Massimo Garavaglia (Lega).

La sugar tax è vista dagli eredi politici di Berlusconi come una misura controversa e certo non liberale. Il vicepremier Antonio Tajani presidente ne ha fatto un vero e proprio proclama ideologico: “Noi siamo per la crescita economica legata al libero mercato, per il sostegno delle imprese, senza infliggere tasse ai cittadini, non ci saranno nuove tasse finché saremo al governo, che si chiamino sugar tax o patrimoniale”. Linea seguita anche dal presidente dei senatori azzurri Maurizio Gasparri, secondo il quale Forza Italia è sì aperta al confronto, “ma siamo anche legati alle nostre posizioni storiche e ai principi di diritto come la non retroattività delle norme”.

Resta per ora fuori dal fuoco incrociato Matteo Salvini, che non può deludere il suo elettorato antitassi ma neanche sconfessare il suo numero due Giorgetti, e allora se la cava con una generica rassicurazione sul fatto che “si troverà una soluzione, come in questo anno e mezzo di governo si è sempre trovata”.

Ma almeno Salvini, che le ha sempre corteggiate, non può ignorare l’inusitata durezza con la quale si sono espresse le associazioni e le imprese. Secondo Coldiretti, sempre molto ascoltata al governo, si tratta di una “misura distorsiva che penalizza imprese e famiglie”, mentre Filiera Italia la definisce “una tassa inutile e dannosa”. Confagricoltura sottolinea gli “effetti fortemente negativi sulle imprese agroalimentari, sull’occupazione e sui consumatori”.

La situazione è particolarmente tesa in Commissione Finanze al Senato, dove si votano i sub-emendamenti di Forza Italia che mira a ritardare l’entrata in vigore dell’odiata tassa. Claudio Lotito, uno degli esponenti di spicco del partito, ha detto: “Su plastic tax e sugar tax ho fatto battaglie dal 2018 denunciando l’insensatezza di entrambe, non c’è un solo motivo per reintrodurle”. La discussione è accesa perché verte non solo sulla sugar tax, ma anche sulla retroattività delle norme legate al Superbonus, tema altrettanto controverso. Tema sul quale inoltre Forza Italia, nel tentare di impedire l’allungamento dei tempi dei rimborsi dovuti dallo Stato, potrebbe trovare un imbarazzante alleato nel Movimento5 Stelle, che per bocca del suo leader Conte si è detto pronto a votare assieme agli azzurri.

Nonostante la spinta di Forza Italia e le lamentele delle associazioni, il governo per ora sembra intenzionato ad andare avanti, sebbene “annacquando” la nuova tassa presentandola con aliquote ridotte per i primi due anni. D’altra parte un rinvio della tassa aprirebbe il tema delle coperture finanziarie. Si stima che il rinvio al primo gennaio 2025 costerebbe 68 milioni di euro, mentre quello al primo luglio 2026 ne richiederebbe ben 250.

A Giorgetti sono stati richiesti parecchi miracoli in questi primi 18 mesi al governo, ma trovare una tale somma senza muovere nulla sul versante tasse sembra troppo anche per un politico navigato come lui.

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