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Un economista alla Difesa nel nuovo governo: cosa vuole Putin

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Rusia

Il quinto mandato di Vladimir Vladimirovic Putin, presidente di tutte le Russie, si è aperto con un rimpasto, proprio mentre le forze di Mosca guadagnano, come mai in passato, terreno in Ucraina. Per qualcuno si tratta di un terremoto inatteso, per altri di un semplice scambio funzionale di pedoni sulla scacchiera del potere al Cremlino.

Putin ha deciso di sostituire, alla guida del ministero della Difesa, Serghei Shoigu con un civile, Andrei Belousov. Shoigu passa a dirigere il Consiglio di Sicurezza nazionale prendendo il posto di Nikolaj Patrushev, appena nominato assistente del presidente. Resta al suo posto l’inossidabile settantaquattrenne ministro degli Esteri Serghei Lavrov, che guida la diplomazia russa da ormai un ventennio. Secondo prassi, il presidente era chiamato a nominare e candidare un nuovo governo dopo l’insediamento perché l’approvazione, più che altro formale, spetta alla Duma, la Camera bassa del Parlamento.

Shoigu paga per l’arresto del suo vice Timur Ivanov avvenuto lo scorso 23 aprile con l’accusa di corruzione per un totale di oltre un miliardo di rubli (10 milioni di euro). In quella occasione fonti del Moscow Times dissero di vedere nell’arresto di Ivanov un segnale del «declino dello status del ministro Shoigu» e della «crescente influenza dei servizi di sicurezza», mentre il governo guidato dal primo ministro Mikhail Mishustin si era dimesso, come vuole la Costituzione, dopo il giuramento di Putin per il suo quinto mandato, il 7 maggio. Soltanto due giorni fa però il presidente aveva riconfermato nella carica di premier lo stesso Mishustin, con una decisione che era stata interpretata dalla maggior parte degli osservatori come un deciso segnale di continuità in un momento delicato nella vita del Paese, alle prese con un conflitto che ormai dura da oltre due anni, ma del quale qualcuno, come lo stesso Putin, comincia a intravedere una soluzione. «Il governo di Mishustin ha fatto molto in condizioni difficili – aveva commentato Putin». Il quale, poco prima del giuramento, aveva incontrato il gabinetto affermando che l’esperienza di molti dei ministri uscenti «sarebbe stata ancora necessaria» nel prossimo esecutivo.

Tuttavia, quella di Shoigu non è una vera e propria epurazione in quanto l’ex ministro della Difesa continuerà a occuparsi di temi che conosce bene, perché oltre a ricoprire la carica di segretario del Consiglio di Sicurezza, sarà anche responsabile del Servizio federale per la cooperazione militare-tecnica e vicepresidente della commissione per il complesso militare-industriale. Desta quindi un po’ di sorpresa e di curiosità la nomina di Andrei Belousov, un civile senza alcuna esperienza militare. Belousov, che ha 65 anni, ha svolto infatti finora gran parte della sua attività governativa nel settore economico e finanziario. Tra il 2012 e il 2013 è stato tra l’altro ministro dello Sviluppo economico, dal 2013 è stato consigliere del presidente per gli affari economici e dal gennaio del 2020 è stato primo vicepremier. Il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov, ha spiegato la scelta di Belousov con la necessità di portare innovazione all’interno del ministero della Difesa. Un dicastero che, ha aggiunto, «deve essere assolutamente aperto all’introduzione di idee avanzate e alla creazione di condizioni per la competitività economica».

Dunque, la mossa di Putin potrebbe avere una doppia spiegazione: grazie a Belousov consolidare un’economia di guerra e fare pulizia nei gangli corrotti e clientelari del ministero della Difesa, noto centro di spesa bellico. Non solo, Putin ricorda le “molto lodevoli” contromisure alle sanzioni occidentali prese da Belousov in collaborazione con la governatrice della Banca di Russia, Elvira Nabiullina. Un tecnocrate competente e fidato che in futuro non interferisca con le decisioni del presidente e comandante in capo delle forze armate, vale a dire sempre Putin.

Secondo qualche altro osservatore esterno la riorganizzazione del vertice amministrativo russo da parte di Putin indica la transizione finale del Paese verso la militarizzazione totale dell’economia e la ristrutturazione dei sistemi di rifornimento dell’esercito, per fornire risorse per una lunga guerra, e la ridistribuzione dell’influenza funzionale tra i clan di potere quali attraverso una forte riduzione del numero dei membri influenti del “Politburo 2.0” informale attorno a Putin; la volontà di frenare la corruzione dell’esercito, il graduale schiacciamento delle ambizioni di “palazzo” di chicchessia.

C’è un terzo obiettivo per il quale Vladimir intende lavorare con determinazione nei prossimi mesi: la creazione di un nuovo ordine mondiale policentrico, alla luce della crescente influenza cinese e degli affanni della diplomazia statunitense aggravati della crisi del blocco occidentale esaltata dal conflitto in Medioriente. E qui potrebbe avere un ruolo-chiave proprio l’influente Nikolaj Patrushev, neo assistente di Putin, uno dei pochi al quale è consentito dare del “tu” al presidente. I due condividono anno di nascita e città natale, studi e un passato nel Kgb e vengono dalla stretta cerchia dei cekisti, dal nome della polizia segreta Ceka. Un sodalizio che durerà ancora a lungo.

Foto: euronews.com

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