Stati generali sulla professione dell’attore: succede per la prima volta a Roma, al cinema Adriano. E la partecipazione non poteva che essere massiccia per la necessità di confrontarsi, tra addetti ai lavori, sulle prospettive di un mestiere erroneamente considerato un privilegio. Tra gli obiettivi dell’incontro, organizzato dal Raai, Registro attori e attrici italiani, il superamento di alcuni luoghi comuni legati alla professione dell’attore, a cui una distorta percezione nelle istituzioni e nella società civile ha a lungo impedito un inquadramento che ne rispetti dignità e ne riconosca l’apporto nella cultura del Paese. A fronte di un sostegno pubblico alla produzione dell’audiovisivo più che triplicato, il 95% della categoria, coloro cioè che ricoprono ruoli comprimari, ha vissuto una contrazione delle condizioni di lavoro, come testimonia la crescita dei fenomeni di abbandono.
Non solo. Altri punti all’ordine del giorno sono stati i requisiti per accedere alla discontinuità e alla pensione, il riconoscimento dei minimi di lavoro, la sperequazione tra figure professionali, tra uomini e donne, tra cinema e teatro, l’impatto dell’intelligenza artificiale, la contrattazione, le accuse di frammentazione: insomma, il mestiere dell’attore è a un bivio se non a rischio “d’estinzione”. Un allarme che gli attori hanno voluto lanciare anche alle istituzioni quali naturali destinatarie di determinate istanze, ma anche per sfatare quel pregiudizio culturale dell’opinione pubblica nei confronti di questo mestiere: «Ci credono bambini viziati – spiega Raffaele Buranelli, presidente Raai – ma noi non abbiamo tutele su malattia, maternità, genitorialità, disoccupazione e il 99% di noi non arriva a maturare una pensione, non abbiamo garanzie di lavoro».
Buranelli sottolinea che non c’è frammentazione nella categoria nonostante questo concetto sia usato strumentalmente dagli interlocutori per non dare ascolto. «E invece siamo già in 2.500 – aggiunge la vice presidente, Monica Guerritore (nella foto) – dobbiamo tornare a incontrarci anche con i produttori e con i politici: siamo necessari e non crediate che l’Intelligenza artificiale possa davvero sostituirci». Per l’occasione la Guerritore ha lanciato anche una battaglia sia per l’istituzione di un registro nazionale centralizzato che smisti sul territorio il lavoro delle compagnie teatrali e sia per superare l’accordo con le scuole che affida agli attori amatoriali il compito di insegnare il teatro agli studenti. «La colpa è nostra – lamenta l’attrice – questa categoria non ha più dignità».
Molti presenti in sala, altrettanti collegati da remoto per una testimonianza: da Daniela Poggi ad Alessio Boni, da Cesare Bocci, che lancia un appello all’unità, a Leo Gullotta, che sprona i colleghi a svegliarsi. Emanuela Grimalda dà voce alla questione femminile: «Dati alla mano è un fatto che esistono meno ruoli al femminile, che c’è una sperequazione sia a livello di reddito sia del numero delle giornate lavorative. Una forbice che aumenta ancora di più dopo i 50 anni». Il dibattito è partecipato e non senza polemiche come quella sfociata tra la segretaria nazionale della Slc Cgil, Sabina Di Marco, e alcuni attori sul contratto nazionale: una “pietra miliare” per la prima, una “pietra tombale” per i secondi.
Alcune proposte interessanti arrivano da Michele Lo Foco, componente del Consiglio Superiore del Cinema: il ripristino della categoria del casting e l’obbligatorietà dei provini per la scelta degli attori sempre più oberati dalla richiesta di self-tape prodotti in autonomia, ma anche la proposta di introdurre una ripartizione tra glia attori di una quota del tax credit destinato ai produttori. Altro nodo dolente per il finanziamento sono i distributori: andranno ai primi 20 tra quelli che hanno ottenuto negli ultimi due anni il maggior incasso di pubblico, quindi sostanzialmente gli americani. Infine, c’è il problema del controllo sulle spese, che manca, non si riesce a fare: «Il 55% della spesa è costituito da fatture false: io lo dico apertamente. Se ci fosse un controllo – spiega Lo Foco – verrebbe fuori…».
Foto: raai.it
