/

Fassino, come é finita la storia del furto: c’è una soluzione

1 minuto di lettura

Attorno al Caso Fassino c’è puzza, anzi, profumo di scandalo. Un caso di furto apparentemente minore, più che altro scandalistico, si sta infatti trasformando in una pericolosa spirale di speculazioni e controversie per il deputato Dem. Ora si sospetta il patteggiamento per evitare un processo. 

Piero Fassino, per rinfrescare la memoria, è stato accusato di aver sottratto una boccetta di profumo Chanel dal Duty free dell’aeroporto di Fiumicino, per un valore di ben 130 euro. Ora si vocifera di una presunta trattativa tra Fassino e la società  per il ritiro della querela. La contro partita, si ipotizza, potrebbe consistere in un semplice risarcimento danni.

La querela, prontamente presentata dalla società che gestisce il duty free ad Aprile, avrebbe dunque messo in moto una serie di meccanismi che potrebbero vedere Fassino areivare a liberarsi delle accuse attraverso un accordo economico. Forse, la via d’uscita peggiore che gli si potesse augurare. Perchè? Il risarcimento concordato significherebbe un’ammissione di colpa per l’opinione pubblica, oltre a sporcare inevitabilmente la presunta trasparenza del sistema giudiziario. In altri termini, un caos su più fronti da cui Fassino non guadagnerebbe nemmeno un profumo.

L’avvocato Francesca Tolentino, rappresentante legale della società, ha mantenuto la riservatezza, negando ufficialmente la possibilità di un accordo “sottobanco” tra le parti. Tuttavia, ribadisce Tolentino, la società avrebbe da sempre protetto la privacy dei soggetti coinvolti, lasciando però largo spazio alle speculazioni sulle cifre eventualmente negoziate.

Fassino, da parte sua, continua a ribadire che tutto ciò sarebbe “frutto di un malinteso”: impegnato al telefono e con un trolley in mano, il Dem afferma di aver messo la boccetta in tasca con l’intenzione di pagarla. Il video della sorveglianza, però, avrebbe immortalato il furto, che ora pesa sulla sua reputazione e sulla sua carriera politica.

Il caso ha ormai assunto proporzioni mediatiche. Dal momento in cui la società ha presentato denuncia, lo scorso 15 Aprile, Fassino ha perso in ogni caso: può davvero un pagamento, anche se simbolico, risolvere la questione? Sarebbe sbagliato, se queste ipotesi si dovessero verificare, parlare di un “tentativo di soffocare la giustizia” per salvare la propria reputazione? Ma soprattutto, un cittadino qualunque potrebbe mai fare lo stesso?

La Procura di Civitavecchia, attualmente guidata da un reggente, starebbe inoltre valutando la possibilità di aggiungere un’aggravante per altri due tentativi di furto, precedentemente denunciati dalla società. Questo potrebbe complicare ulteriormente la posizione di Fassino, che mettendo le mani avanti, ha già ampliato la sua difesa nominando un secondo avvocato, Andrea Miroli, oltre al suo storico legale Fulvio Gianaria.

Il “fattore scandalo” non smetterà di tormentare Fassino in ogni caso. Con o senza processo, la reputazione del deputato è stata svenduta. A quanto? 130 euro.

Lascia un commento

Your email address will not be published.

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

Articolo precedente

Neonato trovato morto tra scogli, rintracciata la madre: è una minore

Articolo successivo

Roland Garros, Cocciaretto batte Haddad Maia e avanza al secondo turno

0  0,00