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BrainBridge: siamo vicini al trapianto di testa?

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Fantascienza? Magari qualche anno fa, oggi il “trapianto di testa” è quasi realtà. In un mondo dove la scienza sfida continuamente i confini dell’immaginazione, BrainBridge,  startup di neuroscienze e ingegneria biomedica, ha svelato un progetto che promette di diventare una realtà tangibile nei prossimi otto anni.

Il sistema robotico completamente automatizzato proposto da BrainBridge non è solo un capolavoro di ingegneria, ma un faro di speranza per coloro che sono afflitti da malattie terminali, disturbi neurodegenerativi e paralisi. Un video “promozionale” pubblicato dall’azienda, mostra un complesso sistema robotico che, guidato dall’intelligenza artificiale e dall’imaging molecolare in tempo reale, esegue l’operazione (quasi distopica) con precisione chirurgica.

Il concetto di trapianto di testa non è nuovo. Dagli esperimenti di Vladimir Demikhov negli anni ’50 ai successi di Robert White negli anni ’70, considerando anche l’enorme influenza di tutta la filmografia fantascientifica passata e odierna. Tra scienza e fervida immaginazione però c’è di mezzo la tecnologia; oggi siamo quasi pronti ad abbattere questa barriera.

Nonostante l’entusiasmo che circonda questa tecnologia però, la strada non è certo spianata per BrainBridge. La più grande barriera è l’incapacità attuale di ripristinare completamente i nervi danneggiati e il midollo spinale. Tuttavia, l’azienda si dice determinata a superare i limiti tecnici, investendo sempre più sulla ricerca, tramite un team di esperti provenienti da vari settori. Unire le forze in nome di una nobile causa.

La visione di BrainBridge non si ferma alla mera realizzazione tecnica; si estende invece fino ad un futuro in cui il trapianto totale del corpo diventerebbe una procedura “standard”. La startup si impegna, in altre parole, a rivoluzionare il campo della medicina in meno di 10 anni. Un progetto ambizioso, forse troppo?

Ad ogni modo, il “trapianto di testa” non ha tardato a sollevare i dubbi dei più scettici,  preoccupati per il versante etico-biologico del trattamento. BrainBridge, tuttavia, si “impegna a mantenere un dialogo aperto e costruttivo con la comunità scientifica e il pubblico, assicurando che ogni passo sia intrapreso con la massima integrità etica e scientifica”.

BrainBridge, ad oggi, rappresenta il progetto più concreto sul tema, ma nessuno esclude una forte concorrenza nel giro di pochi anni. Dopotutto parliamo di un business più che promettente, certamente redditizio e indubbiamente proiettato al futuro. Attenzione però al lato etico della faccenda: come ogni esperimento che si rispetti, sarà necesaria una larga fase di sperimentazione. Cosa dovremmo aspettarci?

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