Maraio: «Il flop di SUE alle Europee? Le prove muscolari non pagano»

venerdì, 14 Giugno 2024
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elezioni europee

Era nata come lista di scopo, cioè raggiungere il fatidico 4 per cento ed entrare al Parlamento di Strasburgo. Niente da fare, lo scopo di Stati Uniti d’Europa si è arenato a qualche migliaio di voti dalla soglia di sbarramento, attestandosi al 3,76. Lospecialegionale.it ha chiesto a Enzo Maraio, segretario nazionale del Partito socialista italiano, socio fondatore della lista insieme a Più Europa e Italia Viva, di commentare il deludente esito del voto.

Segretario, cos’è mancato per scollinare lo sbarramento del 4 per cento?

«È mancato lo 0,2%, ma, battute a parte, io credo che siamo partiti in ritardo. Il progetto politico, la suggestione degli Stati Uniti d’Europa era e resta buona, ma aveva bisogno di più tempo per maturare nell’elettorato. In questa campagna elettorale si è parlato poco di Europa, dell’importanza dell’Europa unita per i singoli Paesi. Noi abbiamo cercato di farlo al massimo delle nostre possibilità, spiegando l’importanza di difendere l’unione così come migliorarne la sua politica».

Quanto è pesata la polemica a distanza con Calenda?

«Francamente credo che alla fine i numeri parlino da soli. Se c’è una cosa che deve essere evitata in politica sono le divisioni e le prove muscolari. È andata male a noi e a Calenda, è andata male ai 5 Stelle ed è andata male alla Lega di Salvini. Ognuno, a modo suo, ha provato a forzare senza ottenere i risultati sperati alla vigilia».

L’esito del voto rafforza il bipolarismo: ha ancora un senso parlare di Terzo Polo?

«Con le regole del gioco attuali si impone nuovamente un bipolarismo rispetto al quale non credo affatto nell’idea di organizzare un terzo polo. Del resto, già le scorse politiche ci avevano consegnato un quadro molto chiaro. Stati Uniti d’Europa è stata una lista di scopo che ha messo insieme anime politiche che avevano e hanno territori comuni di dialogo, dai radicali di Emma Bonino con i quali abbiamo condiviso tante battaglie che hanno reso l’Italia un paese più moderno, ai moderati di Renzi con il quale condividiamo lo stesso giudizio sulla giustizia. Ci siamo ritrovati insieme e lo abbiamo fatto intorno a un progetto che era quello di rafforzare l’Europa. Resta il tema dell’organizzazione di un’area riformista. Vediamo se e come sarà possibile mantenere questa interlocuzione tra noi ma, per i socialisti, non si può prescindere da un chiaro ancoraggio alla coalizione di centrosinistra».

Giorgio Gori, sindaco di Bergamo appena eletto a Strasburgo, ha dichiarato che non è più tempo di veti, né da una parte né dall’altra e ci sono quindi condizioni più favorevoli perché il Pd riapra i giochi tanto a sinistra, visto il buon risultato di Avs, quanto verso i riformisti moderati, cioè i partiti di Renzi, Bonino e Calenda. E’ questa la strada da seguire?

«Quando si costruisce una coalizione il primo comandamento deve essere il confronto con spirito unitario e il rispetto di tutte le anime che la compongono. Costruire un campo così largo significa anche abbandonare la tendenza all’autosufficienza e non sempre nelle coalizioni, a sinistra, è stato così. Io mi auguro che ci sia questa rinnovata volontà di confronto se si vuole realmente combattere l’onda nera che sta travolgendo l’Europa, l’Italia e il Sud in particolare. C’è bisogno di strutturare una nuova resistenza, soprattutto qui, nel Mezzogiorno, dove si rischia di essere spazzati via dal resto d’Italia. Da Roma, da Palazzo Chigi, il Sud proprio non si riesce a vedere e non si capisce che invece è una grande risorsa per il Paese».

Segretario Maraio, il Partito socialista galleggia su percentuali piuttosto esigue. Quale ruolo immagina per il suo partito: sempre autonomo o stabilmente federato?

«Siamo un partito storico che continua ad avere le sue radici ben piantate nel pensiero politico di leader come Turati, Matteotti, Kuliscioff, Pertini, Craxi. Rivendichiamo la nostra storia e la nostra autonomia. Siamo stati lacerati da una diaspora che ci ha segnato profondamente e che stiamo ricucendo con fatica. Abbiamo eletto amministratori in tantissimi comuni italiani: sindaci, assessori, consiglieri comunali, eletti in liste di partito che portano il nostro simbolo. Abbiamo riaperto sezioni in molti comuni d’Italia, registriamo un forte entusiasmo da parte soprattutto di giovani. Io francamente tutto questo lavoro non lo definirei galleggiare. C’è un partito, credo l’unico in Italia, che conserva forte la sua preziosa memoria e che sta abbandonando le vecchie logiche ottocentesche per prepararsi al futuro con rinnovato slancio e ottimismo. Le vorrei ricordare che mentre pochi giorni fa tutti si riempivano la bocca citando Matteotti, guardandosi bene dal definirlo socialista quale egli è stato, noi Matteotti e il suo antifascismo lo teniamo scolpito nel nostro Dna».

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