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Grillo al veleno, cosa c’è dietro il male oscuro del M5S

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Grillo torna in scena e punge Giuseppe Conte peggio di uno scorpione velenoso: «Ha preso più voti Berlusconi da morto che lui da vivo». Il “garante” dei pentastellati allude al fatto che Forza Italia e Movimento 5 Stelle si ritrovano pressoché appaiati nel risultato delle elezioni europee. Un grande successo per un partito dato per morto, una débâcle pressoché totale per un altro partito che sognava addirittura l’egemonia a sinistra.

Nel macabro sarcasmo del comico genovese c’è più della rabbia per un deludente risultato elettorale. C’è come la percezione che il disastro del 9 giugno non dipenda solo da una linea politica sbagliata ma da una sorta di snaturamento del M5S, da una perdita di carica vitale causata da un travisamento politico. Il Movimento 5 Stelle perde voti perché non è più lo stesso. E la colpa è tutta del suo attuale leader. «Non è più il momento di gridare -insiste Grillo-, è l’epoca di Conte, è una persona moderata. Il Movimento che abbiamo fatto forse non c’è più, dicono che forse siamo vaporizzati».

Sono parole che fanno riflettere perché rivelano che in questa fase storica il M5S soffre di un vero e proprio male oscuro, vale a dire una crisi di “missione” e di “identità” (per un partito come quello di Conte sono un po’ la stessa cosa) che richiede di essere analizzata in profondità, gettando lo scandaglio nella storia e nell’”anima” stesse dei pentastellati.

Sembra passato un secolo da quando nelle piazze italiane del 2013 risuonava la voce adrenalinica, stridula e isterica di Beppe Grillo, che riusciva allora a catalizzare la rabbia e la delusione degli italiani: la rabbia per la politica dei tagli pesanti alla spesa sociale imposta dai “tecnici” di Mario Monti; la delusione per quello che Grillo stesso presentava come il “tradimento” dei partiti, i quali si trovavano investiti da una delegittimazione morale simile a quella dei tempi di Tangentopoli. E, in quella temperie elettrica, il M5S faceva tendenza e, se vogliamo, anche moda. A molti italiani appariva nuovo e incontaminato, una forza incontenibile, capace di far saltare i tradizionali schemi della politica, a partire dalla contrapposizione tra destra e sinistra.

Dopo 11 anni  il Movimento 5 Stelle appare niente più che una costola della sinistra e Giuseppe Conte niente altro che l’alleato junior di Elly Schlein. L’errore imperdonabile del leader del Movimento non sta tanto (o non sta soltanto) nel parlare, come dice Beppe Grillo, con stile “moderato”, sta invece nell’aver collocato il M5S a sinistra, nell’avergli cioè fatto perdere quell’imprevedibilità, quell’originalità, quella bizzarria di saper vellicare  gli umori dell’elettorato italiano a 360 gradi. Questo snaturamento lo ammette in modo schietto Danilo Toninelli quando afferma che «bisogna ricostruire quello che è stato distrutto». Il Movimento 5 Stelle, secondo l’ex ministro delle Infrastrutture, «non è né di destra né di sinistra, si allea con le idee che propone a tutti, chiunque essi siano».

Giuseppe Conte ha cominciato a perdere quando s’è messo in competizione con la Schlein su chi dovesse guidare il famoso (e fantomatico) “campo largo” e quando ha accarezzato l’idea di essere lui il candidato premier di un futuribile schieramento di centrosinistra. Non si è accorto che, in quel modo, l’elettorato “profondo” del M5S non lo riconosceva più. Non s’è nemmeno ricordato che il Movimento non l’aveva fondato lui ma Beppe Grillo insieme con Gianroberto Casaleggio. E l’aveva fondato deridendo in modo sanguinoso il centrosinistra non meno che il centrodestra. Non ha capito, insomma, che i pentastellati, prima di chiamarsi così, si chiamavano “grillini”.

Ora il Movimento farà le sue riflessioni in vista del congresso (o assemblea costituente) che si terrà in autunno. Se alla fine dovesse prevalere la linea del ritorno alle “origini”, al di là della destra e della sinistra, ritroveremmo forse un elemento di vivacità del confronto politico in Italia. Ma i grillini potrebbero anche trovarsi a quel punto fuori tempo massimo. Certo è il fatto che un simile esito sarebbe una pessima notizia per Elly Schlein e per chi vagheggia la nascita di una coalizione di centrosinistra alternativa al centrodestra guidato da Giorgia Meloni. Beppe Grillo era guidato da una visione ben diversa quando fondò il Movimento. E oggi ce lo ricorda con il suo sarcasmo sempre corrosivo. E, a suo modo, veritiero.

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