Tra caldo e taxi Roma è in tilt.
Ma sono proprio questi ultimi ad essere stati catapultati nel mirino di polemiche.
I social sono regolarmente invasi da critiche per via dei racconti di giornate-tipo di persone lasciate in strada, in coda per un’ora o anche più alla stazione Termini di Roma.
L’ultima polemica è quella del giornalista Crispian Balmer, corrispondente della Reuters in Italia che si è limitato a descrivere un solito giorno nella Capitale in un post su X che ha fatto migliaia di views.
Ecco le sue parole: “Roma: ho aspettato 50 minuti per un taxi. Niente. Nessuno. Mi sono arreso. Roma non merita turisti perché non ha il coraggio di risolvere questo annoso problema”. Lo scrive su X il giornalista Crispian Balmer, corrispondente della Reuters in Italia. “Tra l’altro i tassisti di Roma hanno affermato, in media, di guadagnare circa 12.700 euro lordi l’anno scorso – 240 euro a settimana”, ha aggiunto pubblicando l’emoticon di una faccina che ride.
Di seguito il post su X:
https://x.com/crispiandjb/status/1803843431065645455
La denuncia del corrispondente Reuters ha fatto rumore. Tanto che poco dopo la pubblicazione del suo post social il giornalista è stato contattato direttamente dal sindaco di Roma, Roberto Gualtieri.
Il primo cittadino ha telefonato al giornalista per rassicurarlo sul fatto che il Comune sta lavorando per risolvere la questione.
Il sindaco ha infatti precisato che il mese prossimo il suo ufficio dovrebbe indire gare d’appalto per 1.000 nuove licenze di taxi e 2.000 nuovi permessi di Uber, che dovrebbero essere attivi entro dicembre, quando inizierà il Giubileo.
Anche lo stesso Vaticano ha previsto che l’anno prossimo più di 30 milioni di pellegrini visiteranno la capitale, minacciando di sovraccaricare servizi già in difficoltà.
“Siamo stati paralizzati dalla burocrazia, ma finalmente le cose si stanno muovendo. La situazione dovrebbe migliorare entro novembre”, ha infine dichiarato il sindaco Gualtieri.
Ma il problema sta a monte.
La situazione critica deriva in primis dalla straordinaria ondata di turisti che si va a sommare alla ordinaria domanda dei residenti effettivi nelle grandi città, in numero molto superiore a quelli ufficialmente censiti. La soluzione da molti auspicata è di aumentare l’offerta e liberalizzare il mercato per accrescere la concorrenza. In questa ricetta rientra anche l’apertura ai servizi Uber o simili, in modo da stimolare sempre di più la competizione. Nulla da eccepire, anche se alla prova dei fatti la soluzione liberista non ha mai veramente funzionato per i servizi di pubblica utilità.
E poi l’emergenza taxi è derivante anche da un problema di leggi.
In Italia la legge che regola l’attività dei taxi risale al 1992 e definisce i criteri da rispettare per tutti gli autoservizi pubblici non di linea. Questa legge di oltre trent’anni fa stabilisce le condizioni per il rilascio delle licenze da parte dei comuni sulla base di regolamenti regionali (articolo 8) e la possibilità per i titolari di vendere queste licenze ad altre persone (articolo 9).
Sono proprio questi due articoli a causare i problemi presenti oggi nel mercato dei taxi, perché le amministrazioni locali non rilasciano nuove licenze, e la possibilità dei tassisti di vendere la propria ha generato un mercato interno con prezzi altissimi, per cui una licenza nelle principali città italiane può costare centinaia di migliaia di euro.
È quindi proprio questa scarsità di taxi che porta ai disagi documentati in questi giorni sui giornali e sui social network, riportando il tema delle liberalizzazioni nel dibattito politico.
Ma allora perché i comuni non rilasciano nuove licenze?
A dire il vero avrebbero tutti gli strumenti per farlo, dal momento che una legge del 2006, nota come “decreto Bersani” – dal nome dell’ex segretario del Partito Democratico e allora ministro dello Sviluppo economico del secondo governo Prodi – permette (articolo 6) interventi per il potenziamento del servizio di taxi, attraverso l’assegnazione di nuove licenze stagionali non cedibili e la disposizione di turni di lavoro aggiuntivi per adeguare il servizio all’aumento della domanda, specie nei mesi estivi.
Il motivo per cui non viene fatto è perché la categoria dei tassisti è sempre stata contraria all’assegnazione di nuove licenze, dal momento che una maggiore concorrenza significherebbe per loro una diminuzione dei guadagni e una svalutazione del prezzo delle licenze, e quindi le amministrazioni comunali e la politica in generale sono restie a inimicarsi una categoria propensa a scioperi e proteste su vasta scala.
Una cosa è certa, però. Tra qualche mese Roma sarà investita da pellegrini, fedeli e turisti che invaderanno la Capitale per l’inizio dell’anno Santo, il Giubileo 2025, in arrivo da tutto il mondo.
C’è da immaginarsi, quindi, che l’intero sistema dei trasporti sarà messo sotto stress sia quello pubblico, che quello privato. Cosa succederà, quindi, tra un anno intero? Bisognerà attendere i taxi in strada per 3 ore?
