Malpensa intitolato a Silvio Berlusconi: la decisione del presidente dell’Enac, Pierluigi Di Palma, di dedicare l’importante aeroporto lombardo al grande imprenditore e politico milanese ci produce uno spontaneo moto di giocosa incredulità: che cos’è, uno scherzo?
Sia chiaro: avanziamo questa perplessità con tutto il rispetto che dobbiamo a una figura come quella del fondatore della Fininvest e di Forza Italia, più volte presidente del Consiglio, presidente del Milan dei record, geniale innovatore della comunicazione politica in Italia, figura centrale della vita nazionale per vent’anni e più, suscitatore di imponenti passioni di amore quanto di odio, insomma un arcitaliano già entrato nei libri di storia. Detto questo, l’idea di intitolargli Malpensa è una vera iperbole, una rodomontata, una stravaganza con tratti goliardici. Insomma, non è proprio il caso.
E questo innanzi tutto perché Berlusconi è una figura che produce ancora divisione, laddove invece un grande aeroporto come Malpensa, porta mondiale dell’Italia del Nord, dovrebbe essere dedicato a una figura in cui tutti gli italiani, ma proprio tutti, possano riconoscersi. Per dirne una: l’aeroporto di New York, punto d’ingresso in Nord America, è dedicato a John Fitzgerald Kennedy, una figura entrata da sessant’anni nella mitologia americana. E non solo. JFK è un’icona planetaria, circondata ancor oggi da un alone di rimpianto, tragedia, mistero. Oppure spostiamoci in Francia: uno dei due grandi aeroporti di Parigi è dedicato Charles De Gaulle. Anche questo personaggio suscitò grandi divisioni in vita: pensiamo solo al fatto che i nostalgici dell’Algeria francese lo odiavano a morte. Eppure è da sempre stato considerato un “padre della patria”, fin da quando riuscì a far sedere la Francia tra i vincitori della Seconda guerra mondiale, pur essendo stata sconfitta dalla Germania nel 1940. De Gaulle completò poi l’opera nel 1958 fondando la V Repubblica, le cui regole sono seguite ancor oggi da Emmanuel Macron.
Tutti questi titoli, ci dispiace doverlo rilevare, non può vantarli Silvio Berlusconi. E ciò lo diciamo senza nulla togliere alle grandi realizzazioni che hanno caratterizzato la sua vita. È stato, è vero, l’emblema della Seconda repubblica. Ma parliamo di una formula inventata dai giornalisti politici, non di una effettiva costruzione istituzionale. Perché purtroppo la riforma costituzionale a Berlusconi non è mai riuscita. E non gli è mai riuscito di rivincere le elezioni dopo essere stato presidente del Consiglio. Così accadde nel 1996 (vinse Prodi), nel 2006 (vinse ancora Prodi), nel 2013 (non vinse nessuno).
Certo, si può pur sempre dire che Berlusconi fu uno statista. Ma, se è per questo, in Italia abbiamo avuto dal dopoguerra ad oggi figure come Alcide De Gasperi, Amintore Fanfani, Aldo Moro. E mettiamoci pure Bettino Craxi. A nessuno è però mai venuto in mente di intitolare a tutti costoro un aeroporto come Malpensa. Al massimo, i nomi di questi insigni personaggi li possiamo leggere sulle targhe di vie o piazze delle nostre città.
Insomma, a voler essere benevoli, l’idea di intitolare il grande aeroporto del Nord al Cavaliere può forse nascere dal bisogno di inventare miti o “padri della patria” di cui l’Italia odierna ha disperato bisogno. A voler essere malevoli, si può invece pensare che si tratti di un modo per compiacere i governanti di oggi.
In un modo o nell’altro, parliamo di qualcosa fuori luogo, qualcosa di smodato e inopportuno. Il fatto divertente è che anche le risposte alla decisione del presidente dell’Enac non sono meno smodate e inopportune. La Cgil propone di intitolare Malpensa a Carla Fracci, mentre il sindaco di Milano Beppe Sala se la prende col fatto che il Comune da lui amministrato non è stato consultato. Stanno scherzando o sono colti da improvviso offuscamento mentale?
Vale la pena ricordare a chiosa che l’aeroporto di Fiumicino, porta d’ingresso internazionale a Roma, è dedicato a Leonardo da Vinci. E dire che la maggior parte dei progetti del sommo genio rinascimentale rimase sulla carta. Ma Leonardo è Leonardo. E scusate se è poco.



