Dopo settimane di confronti e pressioni all’interno del partito Dem, Joe Biden ha abbandonato la corsa per le elezioni presidenziali. Nonostante cioè il suo successore, anche se in forma ancora ufficiosa, ha già un nome e un cognome: Kamala Harris.
È stato lo stesso presidente uscente a ricordare che “ La mia primissima decisione come candidato del partito nel 2020 è stata quella di scegliere Kamala Harris come mio vicepresidente”, ha scritto Biden in un post su X. “Ed è stata la migliore decisione che ho preso. Oggi voglio offrire il mio pieno appoggio e sostegno a Kamala come candidata del nostro partito quest’anno. È tempo di unirsi e battere Trump. Facciamolo”.
In tutta risposta nella sua dichiarazione, Harris ha scritto: “A nome del popolo americano, ringrazio Joe Biden per la sua straordinaria leadership come presidente degli Stati Uniti e per i suoi decenni di servizio al nostro Paese. Sono onorata di avere l’appoggio del presidente e la mia intenzione è quella di guadagnarmi e vincere questa candidatura”.
Tuttavia è bene sottolineare che Harris deve ancora essere formalmente nominata dal partito alla convention che si terrà a Chicago tra qualche settimana e, non si sa ancora se dovrà affrontare uno sfidante.
Inoltre ci sono alcune variabili, che potrebbero compromettere la candidatura di Harris, fino a renderla quasi un’avversaria poco temibile.
In primo luogo è bene ricordare che i dubbi sull’idoneità della Harris a ricoprire il ruolo di presidente provengono dal suo stesso partito.
La vicepresidente statunitense ha parlato ieri con gli ex presidenti Barack Obama e Bill Clinton, oltre che con l’ex segretaria di Stato Hillary Clinton. Harris ha passato oltre 10 ore in telefonate di lavoro con i leader del partito democratico, tra il pomeriggio e la notte di ieri.
In linea con ciò che è stato riportato dalla Cnn, è riuscita a parlare con oltre 100 tra parlamentari, governatori, leader del partito, dei sindacati e delle associazioni per i diritti civili. I Clinton hanno pubblicamente espresso il proprio appoggio a Harris, che invece non è stato manifestato da Obama, che ha invece optato per il sostegno a un nuovo procedimento di scelta per il candidato.
Inoltre vi sono nomi ben noti come ad esempio l’ex presidente della Camera e esponente democratica di peso Nancy Pelosi, il leader democratico della Camera Hakeem Jeffries, il leader della maggioranza al Senato Chuck Schumer che non hanno ancora espresso la loro preferenza per Kamala Harris. Questo potrebbe far pensare a una futura presa di posizione simile a quella di Obama.
I motivi per cui la Harris sembra non riscuotere una larga fetta di approvazione sono molteplici, ma uno in particolare sta facendo molto discutere. Sembrerebbe che negli ultimi 3 anni e mezzo gran parte dei suoi collaboratori se ne siano andati e dei 47 dipendenti di Harris elencati nel 2021, solo cinque lavoravano ancora per lei da questa primavera.
La domanda di molti, alla luce di questi numeri è stata immediata: “ Come potrà gestire con efficienza uno stato come gli USA, se a malapena ha le capacità di coordinare 47 persone?”
Durante il primo mandato di Obama, l’allora vicepresidente Biden aveva una stabilità molto maggiore del suo staff, tanto che 17 dei 38 suoi assistenti sono rimasti con lui per un periodo simile.
Alcuni ex collaboratori hanno affermato che Harris aveva standard elevati che alcuni non volevano rispettare, ma altri hanno ritenuto che li mettesse spesso sotto torchio, così come faceva con i funzionari di Trump quando rappresentava la California al Senato degli Stati Uniti.
Nonostante ciò è bene ricordare che nella scelta di lasciare la corsa presidenziale a favore della Harris vi è un’evidente ragione politica. Per questo i dem non possono arrivare alla Convention di Chicago ad agosto mostrandosi spaccati sulla scelta più importante, quella del presidente.
Significherebbe offrire all’America una pessima immagine, soprattutto di fronte allo spettacolo di ritrovata unità dei repubblicani a Milwaukee. Sono però anche ragioni procedurali a rendere inevitabile o quasi, la nomina di Harris.



