C’è chi gli capita il Padrino di Coppola, e chi un Padrino antifascista. Vero, non immaginario, come di macrotendenza oggi in Italia. A me è toccato l’antifascista. Si chiamava Carmine Mancinelli, sei anni meno di Mussolini, socialisti insieme, compagni, poi avversari. La passione comune, poi l’odio.
Qualche esempio, a stralcio, dalla sua biografia (rintracciabile anche sul Web). A chiarir meglio costi e significati in termine di pelle, sangue, lavoro, terrore e fame di questa ‘tessera’ d’antifascista. Questa magica tessera, questo formidabile pass di cui tanti oggi si autoinsigniscono con stupefacente gratuità. Così rara, invece, e così patita allora, nei venti lunghissimi anni di dominazione mussoliniana. Quando in Italia ad agire sotto il vessillo dell’antifascismo – sbandierarlo certo non potevi, piacevano tanto i gagliardetti, allora – erano quattro gatti, coraggiosissimi e talvolta, possiamo supporre, disperatissimi.
“ …Nel marzo 1922 Mancinelli, mentre si trovava a Bologna, venne rapito dai fascisti e trasportato nella cantina-prigione che si trovava sotto la sede del fascio in via Marsala 30. Per estorcergli una dichiarazione politica contro il PSI a favore del fascio, fu invano bastonato per una giornata intera e minacciato di morte. L’1 maggio 1922 a Budrio durante il comizio celebrativo della Festa del lavoro, fu aggredito da una squadra fascista guidata da Arconovaldo Bonacorsi. Per quanto ferito gravemente al capo, portò a termine il discorso. Il 5 settembre 1922 nuova aggressione: mentre stava uscendo dalla sede municipale di Budrio, venne fatto ripetutamente segno al lancio di sterco di bue. Pochi giorni dopo ricevette un nuovo «bando» fascista. Non avendo lasciato né l’impiego né il Comune, l’8 gennaio 1923 subì l’ennesima bastonatura e lasciato per strada, perché ritenuto morto…’
Invece era vivo. Forte commozione cerebrale, dalla quale resuscitò dopo lunga degenza in ospedale. Ma quando si ripresentò in Comune, a Budrio – aveva un impiego ottenuto per concorso – ci fu una diversa manganellata: il Sindaco (fascista) lo aveva licenziato. Batosta durissima, soprattutto per la famiglia (ce l’aveva). La fame. Riprese a far l’avvocato. A Bologna, mia nonna paterna – abile e tosta imprenditrice – gli aveva affittato qualche oscura stanzetta al pianterreno di Via Garibaldi 7. Bel palazzo quattrocentesco, lei (vedova con tre figli) ne abitava l’elegante primo piano.
L’avvocato socialista, in quel buio studio/abitazione ricavato dalle ex stalle, si arrabattava per campare. ‘Teneva famiglia’, come ho detto: moglie, due figlie. Vita grama. Entrate risibili. Mancinelli – testa assai dura, s’è visto – aveva il vizio di difendere spiantati antifascisti, vuoi poveri vuoi impoveriti (Umberto Terracini per citarne uno, poi famoso).
Mio padre – bambino, sensibile alle sorti dei vinti, a differenza di madre e sorelle – certe notti si svegliava terrorizzato. Urla e fracasso al pianterreno. Ennesima incursione di fascisti a casa Mancinelli. Botte, grida e i pianti di Lidia e Tittì, le due sparute figliolette amiche sue, con cui giocava. Non stupisce poi la sua precoce, totale adesione al socialismo. Mancinelli fu il suo mentore, con sgomento di mia nonna, impermeabile a idealismi e martirii come ogni probo uomo d’affari.
“…Nel marzo del ‘24 Carmine Mancinelli pubblicò sull’Avanti una lettera aperta a Benito Mussolini. Protestava contro le continue persecuzioni cui veniva sottoposto e che gli impedivano di lavorare e di mantenere i suoi. Nel ‘26 fu spedito al confino, per cinque anni. (Tremiti, Ustica, Ponza. Lì almeno non fu picchiato. Dal ‘31 al ‘43, tornato a Bologna, riprese la vita di fame)
…Nel settembre 1942, nel suo studio di via Castiglione 23 fu organizzata la federazione bolognese del PSI, presenti numerosi esponenti socialisti tra i quali Roberto Vighi, Alberto Trebbi e Verenin Grazia. Nello stesso periodo fu nominato con Grazia rappresentante del PSI nel Comitato unitario d’azione antifascista, il primo organismo unitario bolognese…’
‘… Con l’inizio della lotta di liberazione fu nominato rappresentante del PSI nel CLN all’interno del quale sostenne con decisione la soluzione della guerra totale contro i nazifascisti e si batté contro le posizioni attendiste che affiorarono sia all’interno del mondo antifascista sia del PSI…’
‘…Ai primi di agosto, nello studio di Vighi – in via Santo Stefano 18, presente Pietro Nenni – prese parte alla riunione per l’unificazione tra PSI e MUP. Il 25 agosto fu uno dei sette delegati bolognesi inviati a Roma alla riunione per la riunificazione nazionale del partito. Nell’occasione fu eletto membro della direzione nazionale del PSI (che allora si chiamava PSUP)…
Nel dicembre 1943 fu chiamato a Roma dalla direzione del PSI. Nella capitale partecipò attivamente alla lotta armata sino alla Liberazione. A Bologna, intanto, fu a lungo quanto vanamente ricercato dalla polizia fascista. L’ultimo rapporto che lo riguarda è dell’1 marzo 1945, nel quale è detto che, molto probabilmente, si era trasferito a Roma…’
Sì, abitava a Roma. In tempi successivi lo fecero senatore, veniva spesso a cena a casa nostra, lo chiamavo zio Carmine. Di Mussolini non parlava mai. Di politica, sempre Di quella attuale. Ma di Mussolini mai. Non lo faceva nemmeno mio padre, socialista e, ai tempi, sindacalista in CGL. Il perché lo sa Dio. O chi per lui. Cosa pensavano? Che avrei appreso la verità sull’Innominato per osmosi? Ebbene, non è mai successo. Gli omissis della scuola hanno fatto il resto. La verità – o quanto più le si avvicina – su quell’uomo e quel ventennio me la sono faticosamente conquistata da grande. La sto studiando ancora oggi.
Del resto, uno storico del calibro di Renzo de Felice ha impiegato 30 anni e 7000 pagine per consegnarci un Mussolini anatomizzato fin nelle più intime fibre. E ri-composto, ri-compreso poi con dedizione straordinaria, puntigliosa, disseminata di dubbi, spesso anche di contraddizioni, il che rende l’opera più sofferta e sincera. Non conterrà la verità assoluta – specialità questa di Regimi e Chiese – ma, come è stato scritto ‘ha senz’altro il merito d’aver legittimato lo studio del fascismo, emancipandolo dagli stereotipi e dalle secche dell’antifascismo di maniera’.
Impresa non lieve, che gli attirò odi, polemiche e accuse a non finire.
L’Italia – squisitamente riconoscente nei confronti delle sue più serie eccellenze – gli ha detto un sentito grazie nel febbraio del ‘96, con due bombe molotov. Intrepidamente scagliate, di notte, da mani senza volto né nome, contro il portone di casa sua a Monteverde (Roma). Dietro il quale, assistito dalla moglie anche lei malata, lo storico agonizzava per un cancro terminale. Ne morì tre mesi dopo.
Suggerisco di inocularle per endovena, queste 7000 pagine, a tutti quegli italiani (moltitudini) che se gli dici ‘Mussolini, fascismo, ma tu in realtà che ne sai, che ne pensi?’ arretrano e rabbrividiscono come vestali ingiuriate. Come gli avessi proposto di andare a spasso con Hannibal Lecter, il noto cannibale, in una notte illune e lontano dai centri abitati.
Urge, mi pare, un veloce ripasso della Costituzione. Del partito fascista è vietata la ricostituzione. Si volle insomma impedirne un qualche balordissimo remake. Sacrosanto. Il molto vituperato Scelba perfezionò, vietandone l’apologia. Ma non rintraccio alcun articolo che di quel ventennio prescriva l’isterica apostasia, il camouflage costante dei dati storici, o che – peggio – condanni al confino preventivo chi abbia il ghiribizzo di studiarli. Che se così fosse in ben strana repubblica ci troveremmo.
‘Democrazy Dies in darkness’ (la democrazia muore nell’oscurità) ci avverte dal 2017 il simpatico Washington Post, proprio sotto al titolo. Beh, che dire, di ustionante attualità per loro, con Trump alle presidenziali. Una Super Gatta da pelare, o piuttosto un digrignante Tyrannosaurus Dux da disinnescare. Fortunatamente Trump è problema che non ci compete. Pensiamo alla nostra, di democrazia. Teniamocela cara. Come? Il rimedio antiDux è uno solo: Lux. Luce. Da sempre cura regina contro ogni trama del Maligno.




Grazie mille per la pagina di storia vista da un’angolazione particolare, intima. Leggo e ascolto pagine di tempi passati cercando di non farmi travolgere emotivamente.
La memoria è IMPORTANTISSIMA
Sempre un piacere leggerla, grazie al suo stile accattivante
Divina. Carlotta come la santissima trinità: Forma, Contenuto e quel vago Spirito che la pervade.