Cosa si sono detti Trump e Musk? Il dietro le quinte

martedì, 13 Agosto 2024
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Una “chiacchierata” tra amici, più che un’intervista tra il proprietario di X e un candidato presidenziale. È così che si potrebbe definire quanto avvenuto ieri sera sul social network di proprietà di Elon Musk, dove il miliardario sudafricano ha condotto un’intervista di due ore con Donald Trump, riapparso sull’ex Twitter dopo anni di ban a seguito dei fatti dell’assedio di Capitol Hill.

La conversazione inizia subito male, con un attacco informatico che ritarda il tutto di 40 minuti, prontamente sfruttato dal proprietario di Tesla per evidenziare “quanta contrarietà c’è nel far sentire alla gente cosa il presidente Donald Trump ha da dire.” Da qui si capisce subito, nell’intervista non ci sono freni né limiti: il fact-checking è lasciato ai giornali e agli esperti, mentre la conversazione diventa virale grazie alle affermazioni estremamente controverse di entrambi gli interlocutori.

Trump commenta il conflitto in Medio Oriente, sostenendo che Teheran non attaccherà Israele poiché ciò porterebbe all’inizio della Terza Guerra Mondiale. Successivamente, passa al tema dell’immigrazione, affermando che venti milioni di migranti, tra cui malati mentali e criminali, sono entrati negli USA durante la presidenza Biden e che questo numero triplicherebbe qualora Kamala Harris riuscisse a vincere a novembre.

Le controversie non finiscono qui. Il tycoon esprime grande stima per Xi Jinping, Vladimir Putin e Nicolás Maduro, mentre critica duramente l’Europa, accusandola di aver attaccato il social di Elon Musk per il proliferare di fake news durante la campagna elettorale americana. Da quando Twitter è diventato X, cioè da quando Musk ha preso il controllo, il social network dell’uccellino blu ha abbandonato la sua politica di moderata neutralità politica e di lotta contro le fake news, adottando una linea sempre più chiaramente di destra. Lo stesso Musk ha persino ripubblicato deepfake contro Kamala Harris e fake news sulla questione migratoria nel Regno Unito.

È proprio la candidata democratica il nemico numero uno di questa conversazione: Musk, che esprime il proprio supporto a Trump più volte, arriva ad affermare che esista a “un movimento di propaganda che cerca di descrivere Kamala Harris come una moderata mentre non lo è. Suo padre era un economista marxista […] Penso che siamo in un sacco di guai, e penso che sia importante che tu (Trump) vinca per il bene del Paese.” Trump cavalca quindi l’onda dell’odio nei confronti della Harris, scherzando sul fatto che, qualora vincessero i democratici, lui e Musk dovrebbero organizzarsi per un pranzo in Venezuela, che sarebbe, secondo il tycoon, un Paese più sicuro rispetto agli USA sotto la presidenza Harris.

Chiaramente, l’obiettivo di questa conversazione era bloccare l’ondata democratica che ha portato la Harris sopra Trump nei sondaggi, ottenendo un chiaro endorsement da una figura influente come Musk. Per due ore, Trump ha parlato senza interruzioni o correzioni, dando libero sfogo a qualsiasi pensiero sulla sua politica. Dall’altra parte, Musk è riuscito persino a farsi offrire un posto nel governo statunitense, in una commissione destinata a tagliare la spesa pubblica.

 

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