Almodovar si commuove per là standing ovation del pubblico a Venezia per il suo “The room next door”, un meraviglioso film sul’eutanasia ma sopratutto sulla sorellanza. 17’ di applausi, il numero più alto di questa edizione e che lo lanciano di diritto in pole position per il Leone d’Oro o quantomeno per il premio alla miglior attrice con Tilda Swilton. Il regista fa un film fortemente politico, dove lancia anche l’allarme sui cambiamenti climatici paragonando la morte della protagonista a quella del mondo che si sta consumando. Il primo film in lingua inglese del più noto cineasta spagnolo, che ha voluto forse spiccare definitivamente il volo anche negli Stati Uniti.
Almodovar a Venezia lancia un appello per l’eutanasia
“Vorrei esprimere in modo alto e chiaro quello che penso di questo argomento. Il film è a favore della eutanasia”, il messaggio politico che lancia Almodovar da Venezia sottolineando come la sorellanza sia stata la forza della protagonista “Il personaggio di Tilda decide che liberarsi del cancro è possibile soltanto prendendo questa decisione, e raggiunge questo obiettivo con l’amica. Ma la cosa terribile è che debbano comportarsi come delinquenti per farlo. Dobbiamo invece essere padroni della nostra stessa esistenza”.
L’eutanasia in Italia ad esempio è illegale così come in America dove il film è ambientato: “È difficile parlare della morte anche se sono nato nella Mancia dove esiste una grande cultura sulla morte, ma prevalentemente femminile. In Spagna abbiamo una legge sull’eutanasia ma dovrebbe esistere in tutto il mondo, tutto questo dovrebbe essere regolamentato e il medico in questo dovrebbe aiutare il paziente. L’opinione del medico dovrebbe essere sufficiente per prendere questa decisione”. Il regista, che nei suoi film inserisce sempre la figura della madre e della morte come in una continua sfida chiosa: “Io comunque l’idea che qualcosa di vivo debba morire non l’accetto, sono forse infantile, immaturo anche se poi la morte è dappertutto, basti pensare alle guerre che ci circondano”.
Il film è una denuncia fortissima verso i cambiamenti climatici, che ancora oggi inspiegabilmente vedono un nutrito gruppo di negazionisti: “Sono contro i razzisti, gli odiatori che non vogliono l’immigrazione e impediscono ai bambini senza genitori di entrare nei nostri confini mandando navi della Marina. Trovo questo stupido e ingiusto, ma sono anche contro i negazionisti del cambiamento climatico. In questo mio film c’è sì una donna agonizzante, malata terminale, ma in un mondo altrettanto agonizzante. Ai negazionisti del cambiamento climatico dobbiamo, una volta per tutte, dire basta perché siamo in pericolo e possiamo entrare, a breve, in un pericolo molto più grande”.
Tilda Swinton e Julianne Moore coppia da Oscar
Tilda Swinton regala una delle interpretazioni più intense della sua carriera, la sua reporter di guerra ha visto la morte e ha quindi la straordinaria capacità di scegliere il modo in cui andarsene. Un diritto che non dovrebbe essere negato a nessuno come sottolinea: “Non mi sono mai confrontato con lei so che a un certo punto finiamo e che alla fine la morte arriva. Sono poi sempre stata vicina a quegli amici che hanno dovuto affrontarla, ma amo anche molto l’idea dell’eutanasia, il fatto che uno possa prendere la propria vita in mano è un trionfo”. “
La sorellanza è come detto un cardine del film come sottolinea l’attrice premio Oscar Julianne Moore: “Raramente vediamo una storia su un’amicizia femminile tra donne mature. Il modo in cui ci rappresenta è commovente e profondo, se penso a tutte le donne con cui continuo ad avere rapporti e amicizia. Il fatto che Pedro abbia scelto di elevare questo tipo di rapporto è straordinario ed è stato speciale per me e Tilda”.
Il miglior Almodovar da anni
Il film di Pedro Almodovar è il primo in lingua inglese, ma vive decisamente alcuni dei guizzi migliori della sua filmografia. Lui è uno dei pochi registi europei capaci di trasmettere attraverso dei dialoghi sopraffini divertimenti e dramma negli stessi dialoghi, nel rapporto tra Ingrid e Martha c’è la fotografia di un mondo dove si sono erette barriere incomprensibili. Due grandissime amiche si ritrovano causalmente proprio mentre la vita di una sta finendo, ma il sentimento di sorellanza è così forte che Ingrid decide subito di aiutarla nel compiere il suo atto di Eutanasia. Martha è una donna che ha dedicato tutta la sua vita a raccontare la guerra, ma poi si ritrova a doverla vivere in prima persona e nonostante tutto si rende conto che non può farcela. La scelta di Almodovar di mostrarla spegnersi con dignità è un grido per i diritti civili troppo spesso ostracizzati dalla politica, ma anche un monito con il personaggio di Turturro e il suo discorso sul cambiamento climatico: siamo vicini al punto di non ritorno, alla rassegnazione che tutti noi stiamo accompagnando il pianeta verso una lenta agonia. Un film che arriva come una freccia dritta al cuore, commuove fa riflettere portando un’empatia rara. Almodovar regala la magia del cinema nella sua poesia più pura e nel più alto messaggio sociale.



