Germania, è cominciata la caccia ai fantasmi nazisti?  

martedì, 3 Settembre 2024
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La Germania s’è svegliata lunedì mattina con il partito d’estrema destra (AfD) primo in Turingia e secondo in Sassonia, dove è risultato ad una incollatura dalla  Cdu. È “marea nera” nei länder dell’Est.  

Si tratta di un risultato largamente atteso, ma per l’establishment politico tedesco ed europeo rappresenta comunque un trauma, anche e soprattutto perché, all’avanzata della destra e al buon risultato della Cdu, corrisponde il crollo dei partiti di governo, a partire dall’Spd, il partito del cancelliere Olaf Scholz. Se lo scenario di Turingia e Sassonia  si dovesse ripetere il 22 settembre in Brandeburgo (la regione di Berlino) si potrebbe aprire la resa dei conti tra i socialdemocratici tedeschi. E sarebbero in tal caso guai per Scholz e per la coalizione  “semaforo”, quella che attualmente governa la Germania.  Le dimissioni dell’esecutivo non sarebbero per niente affatto escluse, con le conseguenze che si farebbero sentire anche negli equilibri europei, visto che Scholz è tra i promotori, insieme a Emmanuel Macron, dell’alleanza tra centro e sinistra che ha portato alla riconferma di Ursula von der Leyen a capo della Commissione di Bruxelles.

Logico quindi che dal 2 settembre la Germania sia l’osservato speciale d’Europa, con la lente d’ingrandimento puntata proprio su AfD. Contro questo partito, oltre al consueto cordone sanitario (nessuna alleanza con l’estrema destra) è scattata l’analisi del Dna, per scorgere quanta percentuale di neonazismo scorra nel suo sangue. Dagli archivi saltano all’improvviso fuori frasi, scritti, discorsi, battute, non solo dei leader, ma persino dei dirigenti intermedi e addirittura dei semplici militanti.

Va da sé che sotto la lente d’ingrandimento ci sia oggi Björn Höcke, il leader della AfD in Turingia. È spuntata fuori una sua dichiarazione di sette anni fa al “Wall Street Journal”, nella quale l’esponente politico proporrebbe, secondo la stampa progressista, nientemeno che la rivalutazione di Adolf Hitler. Che ha detto di tanto sconvolgente? Giudicate voi: «Il grande problema con Hitler è che se ne parla come del male assoluto. Ma niente nella Storia è in bianco e nero».

Non è certo frequente leggere sulla stampa dichiarazioni sfumate sul capo del nazismo visto il senso di immane atrocità lasciato nella memoria dalla Shoah. Ed è legittimo nutrire in questi casi una certa perplessità.

Ma, da qui a immaginare che dietro l’affermazione di AfD ci sia la pulsione neonazista di una parte crescente dell’elettorato tedesco e che la democrazia correrebbe un serio pericolo in Germania, ce ne corre parecchio. Poi, certamente, un esponente politico deve stare attento a come parla. Però l’idea che la storia vada osservata con occhi problematici e che non esistano vicende in bianco e nero non è in sé sbagliata. Quantomeno andrebbe discussa senza isterismi.

Ma non è questo il clima che domina oggi nel discorso pubblico, tant’è che sul “Corriere della Sera” sono passate ad esempio  in rassegna le “frasi scandalo” di Höcke  e degli altri dirigenti di Alternative fur Deutschland.

«Höcke -leggiamo sul quotidiano di via Solferino-  ha spesso invocato una “inversione di rotta di 180 gradi nella politica della memoria”. Come? Come suggerisce l’ex leader del partito Frauke Petry, ad esempio. Anche lei viene da Est, da Dresda. Nel 2016 ha fatto discutere dicendo che “l’insegnamento della storia nelle scuole tedesche non è equilibrato. La Shoah viene insegnata in modo completo, ma le sofferenze dei tedeschi, come il bombardamento di Dresda e il maltrattamento dei prigionieri di guerra tedeschi da parte di russi e americani, vengono trascurate”».

Per il “Corriere” e per la stampa politicamente corretta sono tesi inammissibili, idee che denotano una sorta di deriva revisionistica nella classe dirigente del partito emergente in Germania. In realtà queste frasi denotano il bisogno di una parte dell’opinione pubblica germanica di riconquistare uno sguardo completo e sereno al proprio passato.

La verità è che, nella vita politica tedesca ed europea, della storia in sé non importi niente a nessuno. Ormai sono passati tanti di quegli anni dalle tragedie della Seconda guerra mondiale che le ferite sono ampiamente rimarginate, soprattutto in Germania che ha pagato il prezzo (giustamente) più duro alla memoria.

Questa circostanza è però oggi sempre più spesso dimenticata. Quando i vecchi equilibri politici vacillano, tornano i fantasmi della storia. E non c’è niente di più comodo, per chi quegli equilibri difende con decisione, andare a caccia di spettri neonazisti.  

 

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