Rapporto “Mare monstrum”, record di reati ambientali lungo le coste

mercoledì, 4 Settembre 2024
2 minuti di lettura
litorale

Con buona pace delle sempre più numerose Bandiere blu, che suggellano l’eccellente qualità delle acque balneabili, aumentano invece i reati ambientali lungo le coste italiane. Secondo “Mare monstrum”, il consueto rapporto annuale di Legambiente, nel 2023 i casi di aggressione al litorale italiano sono stati 22.956, il +29,7% rispetto al 2022. Insieme alle violazioni amministrative, la media è di 8,4 illeciti per km di costa, uno ogni 119 metri. Il ciclo illegale del cemento (che contribuisce al 45% del totale dei reati accertati lo scorso anno), quello dei rifiuti, l’inquinamento del mare e la pesca illegale si confermano gli illeciti più diffusi. Sono in forte aumento anche le violazioni alle norme della nautica da diporto: 2.059 illeciti penali accertati nel 2023, + 230% rispetto al 2022. Sono 25.545 le persone denunciate nel 2023, in aumento del 43% rispetto al 2022.

Cresce, tuttavia, l’efficacia dell’azione repressiva, come dimostra il numero di persone arrestate (204, +98,1% rispetto al 2022) e quello dei sequestri, pari a 4.026, in crescita del 22,8% sul 2022. Un reato su due (50,3%) si concentra nelle quattro regioni a tradizionale presenza mafiosa, Campania (3.095 illeciti penali), Sicilia (3.061), Puglia (3.016) e Calabria (2.371), che guidano nell’ordine, come numeri assoluti, la classifica, seguite dal Lazio (1.529 reati) e dalla Toscana (1.516). Nelle prime dieci regioni figurano Sardegna, Veneto, Liguria e Marche.

Di fronte a questo quadro, Legambiente lancia dieci proposte operative:

– ripristinare, se necessario anche con modifiche normative, l’efficacia dell’art. 10bis della legge 120/2020 che affida ai prefetti il compito di demolire le costruzioni abusive oggetto di ordinanze di abbattimento emesse ma non eseguite dai Comuni; 

– prevedere il finanziamento con 100 milioni di euro l’anno del Fondo di rotazione istituito presso la Cassa depositi e prestiti a favore dei Comuni che eseguono le ordinanze di demolizione e lo stanziamento di 50 milioni di euro l’anno destinati alle procure della Repubblica, alle procure Generali e alle Prefetture per l’esecuzione delle sentenze di condanna in materia di abusivismo edilizio;

– rafforzare l’attività di contrasto delle occupazioni abusive del demanio marittimo, al fine di ripristinare la legalità, garantirne, dove possibile, la fruizione pubblica e tutelarne l’integrità, anche dal punto di vista ambientale; 

– prevedere sanzioni penali adeguate per i dirigenti comunali che omettono di adottare i provvedimenti sanzionatori previsti nei casi di abusivismo edilizio e per i funzionari delle aziende erogatrici di servizi che stipulano contratti, in violazione della normativa vigente, con proprietari di immobili costruiti illegalmente; 

– rilanciare la costruzione e l’adeguamento e messa in regola dei sistemi fognari e di depurazione, migliorando in generale l’intero sistema di gestione, integrando il ciclo idrico con quello dei rifiuti;

– efficientare la depurazione delle acque reflue, valorizzandole come risorsa e permettendone il completo riutilizzo in settori strategici come l’agricoltura, velocizzando la redazione del Decreto Presidente della Repubblica che regolamenterà il riutilizzo delle acque reflue per i molteplici usi irrigui, industriali civili e ambientali, armonizzando la normativa vigente e permettendo ai gestori un quadro normativo stabile e coerente. 

– attuare la normativa di recepimento della Direttiva 2019/883 relativa agli impianti portuali di raccolta per il conferimento dei rifiuti delle navi e regolamentare in maniera stringente lo scarico in mare dei rifiuti liquidi, istituendo, per esempio, delle zone speciali di divieto di qualsiasi tipo di scarico, anche oltre le 12 miglia dalla costa;

– promuovere politiche attive e misure per la prevenzione nella produzione e per la lotta all’abbandono e alla dispersione dei rifiuti, per la migliore tutela del mare e della costa; 

– migliorare e rendere più efficienti i controlli delle Agenzie regionali di protezione ambientale messe in rete nel Sistema Nazionale di protezione ambientale coordinato da Ispra; un sistema che è già stato concepito con la riforma della legge 132 del 2016 ma che attende ancora diversi decreti attuativi per rendere quanto prima operativa la riforma;

– adottare, da parte del Governo e del Parlamento, adeguati interventi normativi con sanzioni efficaci contro la pesca illegale, non dichiarata e non documentata, così da assicurare l’effettiva tutela delle specie pescate e dell’ecosistema marino.

 «Anche quest’anno, a fronte dell’impegno quotidiano delle Capitanerie di porto e delle forze dell’ordine contro l’aggressione alle coste e al mare del nostro Paese, con il nostro report Mare monstrum – dichiara Stefano Ciafani, presidente nazionale di Legambiente – ribadiamo l’esigenza di rafforzare il ruolo e le attività di competenza di tutte le istituzioni coinvolte, dai singoli Comuni alle Regioni e alle Arpa».

Foto: archivio Legambiente

Lascia un commento

Your email address will not be published.

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.