Sì, certo, il diciassettenne che ha massacrato a coltellate padre, madre e fratello a Paderno Dugnano, era un ragazzo tranquillo e viveva in una famiglia-modello. Nessun indizio o sospetto sul malessere profondo che covava da tempo. «Provavo un disagio, un’angoscia esistenziale, ma non pensavo di arrivare a ucciderli, non mi so spiegare cosa mi sia scattato quella sera, purtroppo è successo», ha detto l’adolescente all’avvocato difensore. Ma il pensiero di uccidere lo inseguiva da giorni. Ecco, il vuoto interiore che ha fatto di lui «un corpo estraneo dal mondo e oppresso», ha determinato il tragico punto di svolta.
Ma non è il solo che dopo un’azione abnorme abbia poi detto ai magistrati: «Provo dolore, pentimento, vorrei tornare indietro». Le cronache son piene di casi di parricidio brutali e cruenti nei quali l’inaudita ferocia ha mosso la mano dei figli nei confronti dei congiunti più stretti. E a nulla sono valsi gli atti, purtroppo tardivi, di prostrazione.
In Italia, ricorda Eures, il 43% degli omicidi viene commesso tra le mura domestiche, percentuale che al Nord diventa uno su due. Secondo gli ultimi dati del Viminale, dall’inizio dell’anno al 25 agosto sono stati compiuti in Italia 186 omicidi e di questi 88 sono avvenuti in ambito familiare.
Doretta. Tra i delitti più datati c’è quello del 13 novembre 1975 a Vercelli. Doretta Graneris, diciottenne, «educata, rispettosa, di sani principi religiosi… i genitori le volevano un bene dell’anima», uccise a colpi di pistola la madre, il padre, il fratello di 13 anni e i nonni materni. Complice del massacro il fidanzato di Doretta, Guido Badini. La ragazza era in rotta con la famiglia e da alcuni mesi era andata a convivere con il fidanzato. I suoi amici ricordarono come la giovane si sentisse insicura per il proprio aspetto fisico reputandosi troppo grassa e di carattere malinconico, litigasse spesso con i genitori da lei considerati troppo severi e sembrasse soffrire di solitudine.
Ferdinando. Il 4 agosto 1989 a Parma è invece Ferdinando Carretta a uccidere con una pistola il padre Giuseppe, la madre Marta e il fratello Nicola portando i cadaveri in una discarica. Aveva avuto in passato problemi di tossicodipendenza. I litigi con i familiari, anche per motivi banali, erano frequenti; in tale clima maturò la sua decisione. Rintracciato nel Regno Unito, confesserà davanti alle telecamere di “Chi l’ha visto” il triplice omicidio e il suo odio nei confronti del padre. Assolto per incapacità totale di intendere e volere, morì a 61 anni in seguito a lunga malattia.
Pietro. Il 17 aprile 1991 Pietro Maso, 20 anni, massacrò i genitori Antonio e Rosa nella loro abitazione di Montecchia di Crosara (Verona) con un tubo di ferro e una pentola. Molto inquieto e ribelle, fu cacciato dal seminario e riformato dal servizio militare; crescendo continuò a vivere coi genitori conducendo una vita molto dispendiosa. Dopo alcuni tentativi riuscì nel suo intento di sopprimere i genitori insieme agli amici Giorgio Carbognin, Paolo Cavazza e Damiano Burato, quest’ultimo minorenne. Maso fu condannato a 30 anni, gli amici a 26, il minorenne a 13. Nel 2008 ottenne la semilibertà e grazie all’indulto finì di scontare la pena nel 2013. L’anno scorso fu nuovamente indagato per un tentativo di estorsione ai danni delle sorelle.
Sette anni dopo, il 7 gennaio 1998, a Cadrezzate (Varese), fu Elia Del Grande a uccidere con colpi di fucile il padre, la madre e il fratello per impossessarsi dei soldi di famiglia ma, fermato per un controllo casuale in Svizzera, fu arrestato.
Erika. Il caso all’alba del nuovo millennio che sconvolse l’Italia avvenne il 21 febbraio 2001, a Novi Ligure (Alessandria) quando Erika De Nardo, 16 anni, accecata dall’odio, ammazzò insieme al fidanzato Mauro Favaro, detto Omar, la madre Susy con 40 coltellate e il fratellino Gianluca di 11 anni. Movente, secondo i racconti di Erika che in un primo tempo cercò di deviare le indagini, i cattivi rapporti con la madre. L’episodio scatenante potrebbe essere stato il diverbio tra la Cassini e la figlia maggiore: il motivo era da ricondurre allo scarso rendimento scolastico della ragazza, studentessa al civico Collegio San Giorgio dopo due anni deludenti al liceo Amaldi, e i timori della madre legati alle possibili cattive frequentazioni della figlia. Erika e Omar furono condannati rispettivamente a 16 anni lei, a 14 lui. Oggi sono usciti entrambi dal carcere, lei si è laureata in Filosofia nel 2009 durante la detenzione. Il papà, che si era salvato perché fuori casa, l’ha perdonata e le è rimasto sempre accanto.
Il 30 dicembre 2015 Federico Bigotti, 22 anni, uccise la madre Anna Maria con otto coltellate alle porte di Città di Castello (Perugia) postando, subito dopo, una sua foto in cui sorrideva, con la scritta: «Le carezze sui graffi si sentono di più». Fu dichiarato incapace di intendere e di volere e ricoverato in una struttura psichiatrica.
Benno. Nel 2021 furono due gli episodi di parricidio. Il 4 gennaio 2021 Benno Neumair, 31 anni, uccise il padre Peter e la madre Laura Perselli strangolandoli con un cordino da arrampicata. La confessione arriverà dopo il ritrovamento dei cadaveri che egli stesso aveva gettato nell’Adige. Benno, culturista per passione, e affetto da un disturbo narcisistico della personalità, fu condannato all’ergastolo. Sei mesi dopo, a maggio, le due sorelle Paola e Silvia Zani, 26 e 19 anni, uccisero la propria madre, Laura, soffocandola e seppellendola. Furono arrestate insieme al fidanzato della maggiore, Mirto Milani, 27 anni. I tre sono accusati di omicidio volontario.
Foto: un articolo di giornale che riporta la strage di Vercelli
