Pugni, calci, spintoni, in alcuni casi delle vere spedizioni punitive. Ai medici dei pronto soccorso degli ospedali italiani manca solo l’emetto per reggere le tensioni di un reparto nevralgico già al collasso per mancanza di risorse e di personale. Uno degli ultimi casi eclatanti è avvenuto al Policlinico di Foggia dove nel pronto soccorso tre infermieri sono stati aggrediti da un paziente giunto per uno stato d’ansia. Una bravata che ha seguito di poco l’aggressione subita dal personale sanitario dello stesso policlinico, nel reparto di chirurgia toracica, da alcuni famigliari di una ragazza deceduta durante l’intervento. Era in servizio anche il medico di guardia Flaminia Mangano, che ha cercato di descrivere lucidamente i fatti di quella sera attraverso un lungo messaggio sui social, un avvertimento a non considerare mai legittima la violenza contro il personale sanitario, neppure quando si è presi dal dolore più cupo, perché «i nemici non siamo noi medici, ormai pochi e demotivati, in una sanità al collasso in cui la situazione è sfuggita di mano». La Mangano ricorda anche alcuni punti di un lungo post di Tatiana, sorella della deceduta, spiegando che venire in ospedale «a fare la guerra peggio di Gomorra deve essere un’opzione non ammissibile».
Ora, per l’ennesima volta i medici ospedalieri, dicono basta e si ritroveranno a Foggia per una manifestazione nazionale il 16 settembre. Si tratta di un primo appuntamento importante, fa sapere il Sindacato dei medici italiani (Smi) – annunciando l’adesione alla mobilitazione unitaria di Anaao Assomed e Cimo Fesmed.
«I medici di medicina generale, come quelli ospedalieri, sono costretti a lavorare senza alcuna tutela, esposti alla mercè di chi si sente in diritto di aggredire verbalmente e fisicamente professionisti impegnati a rispondere ai bisogni di salute – spiega Delia Epifani, segretaria regionale Puglia dello Smi – abbiamo auspicato, da tempo, che i sindacati di categoria dell’area della medicina convenzionata e di quella ospedaliera facessero fronte comune. La violenza è una delle principali cause che fanno decidere di lasciare la professione medica e sanitaria».
Per mettere in evidenza l’emergenza nazionale di una sequela di aggressioni, lo Smi aveva proposto il mese scorso, in modo provocatorio, di richiedere il porto d’armi per il personale sanitario e medico. «Chiediamo – conclude la sindacalista – che si metta fine a questo scempio. Riteniamo urgente la convocazione di un tavolo con i sindacati dei medici, le Regioni, il ministro delle Salute e il ministro degli Interni al fine di adottare proposte per arrestare la violenza negli ospedali, nei presidi di continuità assistenziale e negli studi medici».
Che la situazione sia esplosiva lo dimostra anche la richiesta da più parti di utilizzare i soldati per creare i drappelli sicurezza negli ospedali, considerando la carenza di poliziotti. Sporadicamente, in qualche pronto soccorso sono riapparse le divise, ma dopo una certa ora gli ambulatori restano di nuovo sguarniti. Dal canto loro, gli operatori del Sistema di emergenza territoriale del 118, spesso vittime di brutali aggressioni, chiedono un’indennità di rischio.
Chi lavora nel 118 agisce in prima linea ed è sprovvisto di difesa. «Questi operatori – commenta Mario Balzanelli, presidente di Sis118 sono i più aggrediti dall’utenza e loro la scelta vocazionale di onorare il proprio servizio alla comunità si sta identificando, ogni giorno di più, con l’elevata probabilità di farsi male per le più assurde e anche imprevedibili aggressioni. Le misure più recenti approvate dal legislatore e quelle in via di approvazione, tra cui l’obbligo di procedere, da parte delle autorità competenti, alla querela di ufficio, nonché l’inasprimento dei profili di pena previsti “non trovano spazio concreto di efficacia applicativa nella realtà di tutti i giorni. Di conseguenza, gli operatori tutti del Sistema di Emergenza Territoriale 118, medici, infermieri, autisti-soccorritori, continuano a prendere botte proprio mentre servono lo Stato. Tutto questo è inaccettabile e deve ridursi in modo drastico».
Intanto la Federazione nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri, ringrazia il governo, e in particolare i ministri Schillaci e Nordio e il sottosegretario Marcello Gemmato, per aver condiviso ed essersi fatti carico della proposta di introdurre l’arresto in flagranza differita per chi aggredisce un operatore sanitario. Per la Fnomceo sarebbe già un buon inizio.



