Anche l’ottavo tentativo per eleggere un nuovo componente della Corte Costituzionale è fallito. Di fronte alle opposizioni decise a disertare l’Aula, la maggioranza ha optato di votare scheda bianca per non bruciare il candidato, il professor Francesco Saverio Marini (nella foto), autore per conto del governo della proposta di elezione diretta del premier.
E’ già iniziato nel frattempo il balletto delle accuse reciproche tra gli schieramenti: mentre la maggioranza stigmatizza il comportamento dell’opposizione, il centrosinistra evoca un possibile conflitto di interessi sull’eventuale elezione di Marini.
I giorni della vigilia sono stati carichi di tensione sia nel centrodestra, per la fuga notizie sulla precettazione dei parlamentari di Fratelli d’Italia, che ha provocato il malumore di Giorgia Meloni, ora a caccia della “gola profonda”, sia tra le opposizioni che temevano l’appoggio decisivo di qualche “transfuga” d’occasione.
La Consulta è incompleta da quasi un anno e nel luglio scorso il presidente Mattarella aveva sollecitato le Camere a provvedere. Ma in dicembre termineranno i loro mandati altri tre giudici, su quindici.
Sullo sfondo c’è la partita sull’autonomia differenziata. Il presidente della Consulta Augusto Barbera ha infatti messo all’ordine del giorno del 12 novembre la discussione dei ricorsi di quattro Regioni contro la legge Calderoli.
