Libano. Netanyahu minaccia Unifil. Onu, Ue, Chiesa e Occidente sembrano baracconi inutili

lunedì, 14 Ottobre 2024
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Tutti capi di Stato, capi di governo, politici, intellettuali, dichiarano quotidianamente che Netanyahu si deve fermare, che quello che sta facendo non è una legittima reazione al 7 ottobre, non è una semplice autodifesa (al di là dei capi di Hamas e di Hezbollah eliminati), ma un autentico massacro dei civili palestinesi, come a Gaza così nel Libano del Sud.

Tutti si aggrappano ai diritti dell’uomo, alla violazione delle varie convenzioni internazionali, ma in realtà Israele non si ferma. Nessuno riesce a fermarlo. E Netanyahu in patria è ancora più forte. Se una parte della sua popolazione, per la questione degli ostaggi, stava cominciando ad abbandonarlo, adesso il suo consenso è in netta crescita. D’altra parte, in tempi di guerra, il più duro vince.

E la dichiarazione di ieri è stata un segno evidente. In un video-messaggio si è rivolto al segretario dell’Onu Antonio Guterres invitandolo a far ritirare i caschi blu (10mila) dal Libano. Le postazioni che loro difendono, va detto, in modo blando e quasi irrilevante, nel nome di un ordine internazionale astratto e ideologico che, specialmente in quell’area, ma non solo, non esiste più, sarebbero “roccaforti di Hezbollah”.

E la cosa più ridicola è assistere al silenzio, all’eccessiva prudenza se non all’immobilismo, dello stesso segretario, che sta aspettando chissà quale riunione internazionale, per rispondere.
Ma la drammatica domanda è: cosa può mai e ormai rispondere?

Esattamente come il nostro governo con i suoi militari (oltre mille), della Brigata Sassari: medesima impasse. Tante parole rassicuranti (Meloni, Tajani, Crosetto), ma pochi fatti concreti.
Certo, non è una bella immagine assistere alla conta dei caschi blu feriti e vederli nascosti dentro i bunker, mentre l’esercito israeliano avanza.

Stessa postura e destino i continui richiami del papa, che denotano l’attuale debolezza della Chiesa cattolica e del suo pontificato. Che differenza rispetto al carisma di papa Giovanni, quando, in piena guerra fredda, riuscì a bloccare la crisi di Cuba, ponendosi come arbitro terzo tra Kennedy e Krusciov.

Quello del premier israeliano avvertimento strategico? No, le sue minacce a 360 gradi sono vere, prova ne sono pure i suoi strali rivolti proprio alla assemblea generale dell’Onu, fustigando il Palazzo di vetro come “una palude antisemita”.

Netanyahu ha anche affermato che le Forze di difesa israeliane avrebbero ripetutamente chiesto all’Onu di rimuovere le sue truppe dal Libano meridionale, ma avrebbero ricevuto ripetuti rifiuti. Per Tel Aviv questo fornirebbe “scudi umani ai militanti di Hezbollah”. “Il vostro rifiuto di ritirare i soldati dell’Unifil – ha continuato – li rende ostaggi di Hezbollah”, la loro presenza “mette a rischio anche la vita dei nostri soldati”.

Tradotto, non demorderà, fino alla fine dei suoi disegni militari.

Ma la sensazione diventata certezza è che Onu, Ue, sembrano inutili, sembrano proprio dei baracconi burocratici e impotenti. Se l’Onu fa solo appelli, Bruxelles non esiste proprio (pensa unicamente all’Ucraina).
E gli Usa? Finito il gioco delle parti, i distinguo di Biden sul concetto di guerra offensiva, difensiva etc, ora sembrano proni a Tel Aviv. Da alleati a comprimari?
Il nuovo ordine mondiale non si difende così, ma va ricostruito dalle fondamenta.

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