L’operazione migranti in Albania è ufficialmente cominciata. Ieri è partita una nave della Marina militare italiana con il primo gruppo di profughi. Giorgia Meloni ha così realizzato il suo progetto confutando scettici malpensanti e corvi svolazzanti. L’opposizione ha incassato il colpo. Ora spera nei cavilli dei soliti giudici politicizzati per agguantare la sua rivincita. Ovviamente sulla pelle degli italiani.
Ma procediamo per ordine. Il gruppo di migranti si trova a bordo del pattugliatore Libra ed è diretto nel centro albanese di Schengjin ( un altro centro è a Gjiader). Ancora non si conosce il numero preciso dei profughi. Si sa solo che si trovavano a Lampedusa dopo essere stati soccorsi in mare. Possono essere imbarcati solo i maschi provenienti da Paesi considerati sicuri.
In territorio albanese verranno esaminate le loro richieste di asilo. La risposta verrà fornita entro quattro settimane. I migranti ritenuti idonei verranno trasferiti in centri di accoglienza in Italia. Quelli che invece riceveranno il giudizio negativo saranno rimandati al loro Paese di origine. Tutte queste operazioni saranno gestite dal ministero dell’Interno. L’intera procedura risulta notevolmente più accelerata rispetto alla lentezza di quella che si svolge nei super intasati centri sul territorio italiano. Quando l’”operazione Albania” andrà a regime, l’intero sistema di prima accoglienza del nostro Paese potrà respirare un po’ e risultare meno congestionato.
Figuriamoci se una simile soluzione potrà mai trovare, non diciamo il plauso, ma quanto meno la neutralità del Pd. Subito Elly Schlein e compagni hanno cominciato a sparare sul governo giudicando questa iniziativa albanese troppo costosa.
Ma le sue speranze di boicottaggio l’opposizione le affida ai cavilli dei giudici, che in effetti stanno già cominciando a mettersi in movimento. Il cavillo principe sarebbe fornito dalla Corte di giustizia europea, che in una sentenza mette in dubbio l’elenco dei 22 Paesi considerati sicuri dall’Italia. Per ottenere lo status di Paese sicuro bisogna che nessuna categoria di cittadini sia bersaglio di discriminazioni e trattamenti inumani. Ben 15 dei 22 Paesi considerati sicuri dalla Farnesina non rispetterebbero tale criterio. Per la cronaca, diciamo che sono sicuri per l’Italia Paesi come Albania, Algeria, Bangladesh, Bosnia-Erzegovina, Camerun, Capo Verde, Colombia, Costa d’Avorio, Egitto, Gambia, Georgia, Ghana, Kosovo, Macedonia del Nord, Marocco, Montenegro, Nigeria, Perù, Senegal, Serbia, Sri Lanka, Tunisia.
Vale la pena avvertire che non possono essere, né accolti nei centri sull’altra sponda dell’Adriatico né rispediti nei luoghi di origine, migranti provenienti da Paesi considerati “non sicuri”. C’è quindi il rischio che l’“operazione Albania” possa essere alla fine , se non compromessa, quantomeno complicata da iniziative giudiziarie che prendano a pretesto la sentenza della Corte di giustizia europea.
E qualcuno ha già cominciato a muoversi, come al tribunale di Palermo, dove, sulla scorta della sentenza europea, è stata decretata la “non sicurezza” della Tunisia a causa della sua legislazione sull’omosessualità. Per tale motivo sono stati liberati cinque tunisini entrati irregolarmente in Italia.
Siamo al trionfo di Azzeccagarbugli. L’Italia dei cavilli tenta sempre di intralciare il cammino dell’Italia del fare. Può darsi pure che alla fine le armi dei giudici politicizzati risulteranno spuntate. Ma dovremo probabilmente prepararci a numerose battaglie giudiziarie.
Il ministro Piantedosi pare comunque sicuro del fatto suo. «Emerge – ha dichiarato il capo del Viminale in una intervista alla “Stampa”- una tendenza della magistratura di settore su posizioni che non condividiamo proprio in un punto di diritto. Le espulsioni di coloro che non hanno diritto si fanno in tutta Europa».
E proprio questa Europa, che è desiderosa di risolvere al meglio il problema migranti, comincia a guardare con interesse alle soluzioni adottate in Italia. Rappresentare un modello da imitare in una delle battaglie più sentite dai cittadini europei dovrebbe costituire per tutti gli italiani un motivo di orgoglio. Ma purtroppo non è così: alla fine c’è sempre la solita minoranza di rancorosi e ideologizzati che non vuol sentir parlare di traguardi nazionali. Almeno se non sono loro a comandare…



