«Fermate quella serie tv, può essere diffamatoria»: lo chiede a viva voce l’amministrazione comunale di Avetrana attraverso i suoi avvocati depositando un ricorso cautelare d’urgenza per chiedere la rettifica della denominazione della serie tv “Avetrana – Qui non è Hollywood” e la sua sospensione immediata. Lo annuncia in una nota il sindaco del paese in provincia di Taranto Antonio Iazzi. La serie parla dell’omicidio della quindicenne Sarah Scazzi, avvenuto nel 2010, in programma sulla piattaforma Disney+ a partire dal 25 ottobre. «Risulta indispensabile visionarla in anteprima – scrive il sindaco – al fine di appurare se l’associazione del nome della cittadina all’adattamento cinematografico susciti una portata diffamatoria rappresentandola quale comunità ignorante, retrograda, omertosa, eventualmente dedita alla commissione di crimini efferati di tale portata, contrariamente alla realtà. La comunità di Avetrana – aggiunge il primo cittadino – ha da sempre cercato di allontanare da sé i tanti pregiudizi dettati dall’omicidio, dal momento che la tragedia destò sgomento nella collettività, interessata da una imponente risonanza mediatica, che stimolò l’ente a costituirsi parte civile nel processo penale a carico di Michele Misseri e degli altri imputati».
Per Iazzi la messa in onda del prodotto cinematografico rischia invece di determinare, prescindendo anche dal contenuto che al momento si ignora, un ulteriore attentato ai diritti della personalità dell’ente comunale, accentuando il pregiudizio che il titolo già lascia presagire nel catapultare l’attenzione dell’utente sul territorio più che sul caso di cronaca.
Per l’omicidio di Sarah Scazzi, il 21 febbraio 2017 la Cassazione ha definitivamente riconosciuto colpevoli e condannato all’ergastolo per concorso in omicidio volontario, aggravato dalla premeditazione, Sabrina Misseri e Cosima Serrano (figlia e madre), rispettivamente cugina e zia della ragazza, confermando la condanna già inflitta in primo grado e in appello dalla Corte di Assise di Taranto; Michele Misseri, padre di Sabrina e marito di Cosima, è stato condannato alla pena di 8 anni di reclusione per soppressione di cadavere e inquinamento delle prove; Carmine Misseri, fratello di Michele, è stato condannato in via definitiva a 4 anni e 11 mesi di reclusione per concorso in occultamento di cadavere.
