Stefania Proietti, sindaco di Assisi, è il nuovo governatore dell’Umbria. Allo scrutinio completato di 556 sezioni su 1000, la candidata del campo largo è in vantaggio del 51,6% a 45,6% sul governatore uscente, Donatella Tesei del centrodestra. Non c’è ormai più dubbio sulla sua vittoria, tanto che anche Giorgia Meloni le ha augurato buon lavoro.
Candidata civica d’ispirazione cattolica, la Proietti aveva provocato qualche mugugno nel Pd per via delle sue posizioni su aborto ed eutanasia. La neogovernatrice dell’Umbria si è infatti detta personalmente contraria all’interruzione volontaria della gravidanza e ha anche sostenuto che la vita va sempre difesa fino all’ultimo istante. Si tratta dichiarazioni in contrasto con il laicismo imperante nel partito di Elly Schlein. Ma, alla fine, gli elettori del Pd hanno ingoiato il rospo e si sono recati disciplinatamente alle urne per sostenere la candidata scelta dai vertici.
Chi invece ha qualcosa da recriminare è la Tesei perché sull’esito del voto avrà sicuramente inciso la notizia, arrivata nel pieno della campagna elettorale, dell’indagine a carico suo e dell’assessora al bilancio Paola Urbani Agabiti per abuso d’ufficio in relazione a fondi agricoli concessi all’azienda in cui lavora il figlio della governatrice. Nella notizia dell’indagine c’era, sì, anche quella dell’archiviazione del procedimento chiesta dal procuratore di Perugia Raffaele Cantone perché il fatto non costituisce più reato a seguito della depenalizzazione decisa dal Parlamento nei mesi scorsi. Ma, come spesso accade, la tempistica sembra fatta apposta per sfavorire il centrodestra, dal momento che l’indagine era in corso da tempo e la relativa notizia è arrivata, guarda caso, a meno di tre settimane dalle elezioni. E non si è certo trattato di una bella pubblicità per la Tesei, fatto che avrà chiaramento spostato qualcosa nella distribuzione del voto.
Ininfluente sull’esito finale è stato il sindaco di Terni Stefano Bandecchi (Alternativa popolare) il quale, dando indicazione di voto in favore della Tesei sembrava potesse risultare l’ago della bilancia. Ma così non è stato. Personaggio discusso e controverso, il primo cittadino della città umbra si è riavvicinato al centrodestra dopo i contrasti che hanno preceduto la nascita del suo piccolo partito.
Sul piano politico nazionale non c’è dubbio che questo risultato rappresenti una boccata d’ossigeno per la Schlein dopo la delusione della Liguria, dove la sinistra ha vanamente sperato di imporre il suo candidato. Se fosse andata male anche in Umbria, è assai probabile che la segretaria sarebbe stata messa sulla graticola dall’ala riformista del suo partito che mal tollera la quasi (o pseudo) alleanza con Giuseppe Conte, il quale, a detta dei dirigenti dem, sarebbe il principale responsabile della sconfitta nelle Regionali liguri per via del diktat che ha portato all’esclusione dei renziani dalla coalizione di centrosinistra. Fortunatamente per Elly, ha vinto la Proietti. E così la segretaria ha un po’ di respiro (ma non più di tanto) per lavorare alla costruzione dell’alleanza di centrosinistra in vista dei prossimi appuntamenti elettorali.
Per quanto invece riguarda la Meloni, la sconfitta della candidata del centrodestra in Umbria non ha alcuna influenza sugli equilibri nazionali perché queste Regionali non potevano essere considerate un test sui rapporti di forza con il centrosinistra. Il vero test ci sarà il prossimo anno, quando si voterà in sei Regioni. Per Giorgia si tratterà della prova generale in vista delle Politiche del 2027.
Il centrodestra può comunque imputare alla solita giustizia ad orologeria di aver influito pesantemente sull’esito del voto. Ma la grande partita con i giudici si sta svolgendo su ben altri fronti. In Umbria si è trattato di un discusso finanziamento a un’azienda di tartufi. A Roma si parla invece dei rapporti tra poteri dello Stato.



