Ferranti, Fi: «La sconfitta in Umbria? Prevedibile. Siamo in ascesa e guardiamo al centro»

mercoledì, 20 Novembre 2024
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Umbria

Che fosse nell’aria o meno, la sconfitta in Umbria pone una serie di interrogativi al centrodestra. La ricandidatura di Donatella Tesei è stata sostanzialmente bocciata mentre il famoso effetto Bandecchi, sindaco di Terni, non c’è stato. Lospecialegiornale ha chiesto a Francesco Maria Ferranti, uno dei maggiorenti di Forza Italia, vicecoordinatore regionale del partito che fu del Cavaliere, presidente del gruppo consiliare nella Provincia di Terni e consigliere comunale del capoluogo, le prime valutazioni del dato elettorale in Umbria.

Astensionismo a parte, vi aspettavate la sconfitta?

«Per chi come me è nelle istituzioni da venticinque anni, perdere nel giro di un anno prima Terni e poi Perugia rappresentava un chiaro campanello d’allarme. Ho vissuto con preoccupazione questa tendenza negativa per il centrodestra. Poi il voto alla Regione ha purtroppo dimostrato che non si trattava solo di una sensazione. Il vento è cambiato».

Secondo alcune ricostruzioni di stampa, Salvini avrebbe ricevuto numerose pressioni affinché riflettesse sulla ricandidatura di Donatella Tesei, considerando il giudizio negativo sui cinque anni della sua presidenza. Poi il centrodestra avrebbe ceduto all’impuntatura del leader leghista. È così?

«Siamo una coalizione unita, che amministra molte regioni e governa il Paese. C’è sempre un dibattito tra alleati quando si ragiona di candidature. Forza Italia aveva messo a disposizione del centrodestra la figura di Andrea Romizi, apprezzatissimo sindaco di Perugia per dieci anni, come dimostrano le oltre diecimila preferenze con le quali è stato eletto alla Regione. Il suo voto vale in percentuale il 3 per cento dell’intero corpo elettorale, questo per far capire la popolarità del personaggio a chi non è umbro. Alla fine, le segreterie nazionali hanno deciso la riconferma della Tesei. Noi non abbiamo voluto calcare la mano anche perché si è verificato curiosamente la dinamica opposta alla Sardegna. Il cambio in corso di Salinas non ha pagato. Avevamo anche un esempio in Umbria, per le elezioni a Terni si è cambiato il sindaco leghista con il risultato di favorire l’elezione di Stefano Bandecchi».

A proposito del sindaco di Terni, l’effetto Bandecchi, tanto temuto o auspicato non c’è stato.

«La sua lista ha riconfermato il 2 per cento delle europee di giugno dimezzando a Terni il 20 per cento conseguito nel 2023. Purtroppo non ha portato all’alleanza alcun valore aggiunto».

Forse cominciano a stancare i suoi modi, diciamo, pirotecnici?

«Bandecchi si è reso protagonista di frequenti e rumorosi momenti di contrapposizione con gli avversari politici, da dopo l’estate possiamo dire che lo stiamo apprezzando per il suo comportamento molto più formale».

È impressionante il tracollo della Lega che ha perso quasi tenta punti in cinque anni, mentre Forza Italia si è fatta apprezzata per il raddoppio delle preferenze, il sorpasso è compiutamente avvenuto.

«Vero, sembrava che dopo la scomparsa di Berlusconi Forza Italia fosse destinata a spegnersi gradualmente o a confluire in un altro soggetto. Ma in realtà il nostro partito ha rivelato vivacità e forza di reazione sorprendenti corroborate dalla gigantesca eredità lasciata dal Cavaliere, liberale, dialogante, moderata, funzionale alla valorizzazione del merito e delle competenze individuali e dell’imprenditoria al fine di cogliere tutte le opportunità offerte dalla società. D’altronde i numeri non mentono mai: in un anno e mezzo abbiamo triplicato le iscrizioni, salite a circa 120mila in tutta Italia. Siamo perciò pronti ad affrontare le nuove sfide insieme agli alleati, ma anche a ragionare sull’enorme spazio al centro, che lambisce il Pd e si estende fino a Fratelli d’Italia. Siamo convinti che abbia un seguito elettorale di tutto rispetto che oggi, per situazioni contingenti, è nascosto».

Ferranti, quali ragionamenti ora s’impongono in Umbria per ricostruire l’alleanza dal vostro punto di vista?

«Accettiamo la sconfitta, come da nostro costume istituzionale, augurando buon lavoro alla nuova giunta di centrosinistra. Faremo un’opposizione rigida ma costruttiva incalzandola su talune questioni che riteniamo prioritarie. Innanzitutto, la ripresa del Servizio sanitario regionale che dopo il Covid era collassato, il riequilibrio territoriale attraverso il potenziamento dei servizi essenziali e delle infrastrutture che finora sembra abbiano privilegiato Perugia a Terni. Va approvato al più presto l’accordo di programma che metta al centro l’Ast, il più grande stabilimento italiano di acciaio inossidabile, che da 140 anni garantisce sviluppo e occupazione al territorio della provincia, coniugandolo con l’ineludibile rispetto per l’ambiente».

L’anno prossimo si voterà in ben sei regioni, inutile girarci intorno: sarà un test di portata nazionale.

«Non c’è dubbio. Noi parleremo chiaro agli alleati riproponendo il nostro schema secondo il quale bisognerà individuare candidati attraverso capacità, competenze e legami del territorio. Per il sindaco di Verona o di Brindisi o per il presidente di Marche o Campania non deve più prevalere la logica dell’appartenenza partitica».

A prescindere dalla scacchiera nazionale?

«Esattamente…».

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