Canone Rai: come finirà la lite tra Lega e Forza Italia  

mercoledì, 27 Novembre 2024
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Canone Rai, Lega e Forza Italia se le danno di santa ragione. E tutti si chiedono: possibile mai che il governo rischia di andare in crisi (o quasi) per una riduzione di 20 euro all’anno, della quale non si accorgerebbe praticamente nessuno, trattandosi di un risparmio di 1,66 euro al mese per ogni contribuente?

È superfluo sottolineare sarebbe un grave smacco per il governo se non dovesse passare l’emendamento leghista di confermare l’abbassamento del canone da 90 a 70 euro l’anno. Alla fine non accadrà, perché Giorgia Meloni farà sicuramente valere il suo peso per indurre i due litigiosi alleati a più miti consigli ed è probabile che un compromesso si trovi prima della prossima riunione della Commissione Bilancio del Senato, che ha aggiornato i propri lavori proprio a causa del disaccordo tra alleati di governo.

Al momento in cui scriviamo siamo però ancora in alto mare perché, da un lato, Antonio Tajani non s’è tolto l’elemento e, dall’altro, Matteo Salvini non pare per nulla disposto a ritirare l’emendamento.

Ma perché la maggioranza è arrivata a questo punto? Le ragioni sono diverse e non sono tutte banali, come potrebbero sembrare.

Innanzi tutto, c’è la cronica frustrazione di Salvini, che non ha ancora digerito la brusca retrocessione, con le elezioni del 2022, da leader della coalizione a terzo comprimario (di fatto). Di qui la sua voglia smodata di afferrare qualsiasi bandiera gli capiti a tiro e di sventolarla fino alla fine. Specularmente alla voglia di rivalsa leghista, c’è il desiderio di Tajani di far riconquistare posizioni a Forza Italia dopo lo shock per la scomparsa di Silvio Berlusconi.

Fin qui siamo alle schermaglie che sono solite tra alleati politici in Italia. Il fatto è però è che, intorno al canone Rai, si stanno giocando altre partite di potere all’interno del centrodestra.

La prima di queste partite è, se vogliamo, piuttosto terra terra e nasce dal fatto che la riduzione della tassa per la Rai potrebbe comportare un innalzamento del tetto pubblicitario per la tv di Stato (ma bisognerebbe rivedere la legge Gasparri) e una simile ipotesi danneggerebbe inevitabilmente Mediaset (e quindi gli eredi di Berlusconi).

Volendo poi cercare una motivazione di profilo un po’ più alto, potremmo dire che la riduzione anche quest’anno del canone implicherebbe l’esborso da parte del governo di circa 400 milioni per compensare le perdite dell’azienda. La qual cosa ridurrebbe le possibilità di Forza Italia di far approvare i provvedimenti a cui tiene: la riduzione di 3 punti di Irpef anche per i redditi fino a 60mila euro oppure l’innalzamento delle pensioni minime.

Per ultimo, come interesse strettamente politico, c’è la volontà di Tajani di mantenere alta la tensione al fine di far ottenere al suo dicastero la delega dei rapporti con l’Europa lasciata da Fitto a seguito del suo trasferimento a Bruxelles.

C’è poi da rilevare che anche la Lega, da parte sua, punta a mantenere alta la tensione essendo interessata alla creazione del terzo polo bancario di cui si sta discutendo in questi giorni a seguito dell’intreccio bancario a proposito del destino di Mps e Banco Bpm. Vale la pena in tal senso ricordare che quest’ultima banca agisce in modo particolare in Lombardia, cioè in quel tessuto economico a cui il Carroccio è tradizionalmente legato. E, manco a dirlo, anche su questo punto gli interessi della Lega si scontrano con quelli di Forza Italia, con l’apertura di un ulteriore fronte nella sfida tra i due alleati di governo.

A questo punto è lecito chiedersi: fino a quando la Meloni riuscirà a mantenere la calma senza farsi logorare in questa guerra dei nervi in cui la stanno trascinando sia Salvini sia Tajani? Da come andrà a finire dipenderà il futuro del governo. Almeno fino alle Regionali dell’autunno 2025.

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