Si è tenuto oggi in Senato il convegno Editoria e Media nell’Era Digitale, promosso dal senatore Maurizio Gasparri, che ha visto protagonisti i principali esponenti dell’editoria e della televisione italiana con un’attenzione particolare per il canone Rai. Sono però stati toccati anche altri temi, dal pluralismo dell’informazione fino al confronto con i colossi del web.
Canone Rai, Gasparri: “Il vero problema sono i giganti del web”
Il senatore Maurizio Gasparri, promotore dell’evento, ha sottolineato come il problema del sistema mediatico italiano non sia la Rai con il mancato taglio del canone, ma la competizione sleale con i colossi del web come Netflix e Amazon, che operano con regimi fiscali vantaggiosi e di come la web tax sia fallimentare: “Il problema non è la Rai o Mediaset, ma i colossi come Netflix e Amazon, che evadono tasse e danneggiano le aziende italiane. Il Parlamento sta approvando provvedimenti importanti, come lo smantellamento del numero chiuso a Medicina e le misure sul fisco. Le polemiche sul canone non sono di interesse per il Paese.”
Giampaolo Rossi: “Il canone Rai sostiene il pluralismo e l’editoria”
Giampaolo Rossi, amministratore delegato della RAI, ha esaminato il ruolo cruciale del canone e del servizio pubblico nell’equilibrio del sistema mediatico e industriale italiano. “Il canone non è solo un tributo, ma una garanzia di pluralismo e un elemento centrale per la democrazia”. L’ad evidenziato come la RAI, oltre a essere un’azienda, svolga un ruolo fondamentale nell’industria culturale del paese, investendo una parte significativa delle risorse pubbliche per sostenere la produzione di contenuti di qualità: “La RAI non può essere ridotta a un’impresa commerciale,” ha dichiarato, “è una piattaforma, un hub industriale che deve investire in fiction, cinema e animazione, settori vitali per l’economia e la cultura italiana.” Rossi ha anche sottolineato l’importanza di un ripensamento sistemico: “Bisogna tornare a pensare a un sistema integrato che coinvolga il servizio pubblico, i broadcaster commerciali e le aziende italiane per tutelare l’intera filiera e garantire una crescita sostenibile per il nostro paese.”
Cairo (La7): “Competizione non equa con gli OTT”
Urbano Cairo, presidente di RCS e La7, ha evidenziato le difficoltà di competere con le piattaforme OTT, che beneficiano di minori vincoli normativi e fiscali: “La competizione è fondamentale, ma deve essere equa. Gli OTT hanno una fiscalità agevolata e costi distributivi ridotti. Noi investiamo enormemente, come per il mux di La7, costato oltre 40 milioni di euro. Bisogna garantire una competizione equa e regolamentata.” Cairo ha ricordato i progressi compiuti dalla sua rete: “Siamo passati da perdite di 100 milioni all’anno a un piccolo ma significativo guadagno. Siamo la terza rete in prime time, dopo Rai 1 e Canale 5”. Infine, sul ruolo della TV di Stato, ha proposto di ridurre la pubblicità in favore di un finanziamento statale, sul modello di Francia e Spagna, per garantire maggiore equilibrio competitivo. Non ha lesinato però una frecciata: “Quando Augias è su Rai è servizio pubblico, ma quando è con noi no? Durante la pandemia, La7 ha fatto servizio pubblico informando la gente in un momento cruciale, e senza canone.”
Confalonieri (Mediaset): “La concorrenza va bene, ma deve essere leale e regolata”
Durante il convegno, il presidente di Mediaset, Fedele Confalonieri, ha affrontato temi rilevanti per il futuro del settore mediatico. Ha parlato della necessità di regolamenti più chiari nell’era digitale e di come il panorama dei media stia evolvendo. Sul tema della concorrenza, Confalonieri ha dichiarato: “La concorrenza va bene, ma deve essere leale e regolata.”
Riguardo il canone Rai, invece, ha scelto un approccio ironico, affermando: “Preferisco non rispondere.” Una battuta che ha suscitato risate tra i partecipanti, ma che ha anche messo in evidenza la complessità del dibattito sui finanziamenti alla televisione pubblica.
Salvini: “Volevamo tagliare Canone Rai come lo scorso anno, qualcuno ha cambiato idea”
Matteo Salvini è intervenuto sulla questione del canone Rai in occasione della presentazione del libro di Bruno Vespa al Tempio di Adriano. Il ministro ha ribadito che la misura adottata lo scorso anno è stata un atto simbolico, una riduzione che non risolve i problemi, ma che intende inviare un messaggio importante: “Abbiamo riproposto lo stesso intervento di riduzione del canone che non è salvifico, ma è un segnale simbolico e anche un invito ad ammarare grande aziende di produzione culturale del Paese a utilizzare sempre più oculatamente il suo bilancio, perché è un’azienda popolata da migliaia di professionisti in gamba.”
Salvini ha poi sottolineato che l’intervento non è stato pensato per creare polemiche. Ha ribadito che la riduzione del canone, seppur minima, rappresenta comunque un passo positivo per il Paese, citando Berlusconi come esempio di come ogni taglio fiscale sia una buona notizia:“Berlusconi ci ha insegnato che ogni taglio di tasse è una buona notizia per il Paese.”
La sfida per il futuro della Rai e del pluralismo tv
Se la legge Gasparri del 2004 dunque era stata in grado di anticipare gli operatori che sarebbero arrivati nel mercato ora la vera sfida è trovare una nuova legge che possa far concorrere in modo equo gli operatori tradizionali con gli Ott streaming. Questi colossi oltre ad avere guadagni spropositati hanno la sede fiscale all’estero, la maggior parte in Irlanda che in 20 anni ha visto crescere del 98% il suo PIL. Questa è la vera sfida, non la mancata riduzione del canone.
L’altro aspetto fondamentale è capire dove voglia andare la Rai: il ricavo da pubblicità è pari al 24% per quanto riguarda il servizio pubblico, ben oltre quello degli operatori principali degli altri paesi europei. Se la Rai è un hub con la pubblicità perché il canone è fondamentale? Questa è una delle tante domande che pone una sfida per Viale Mazzini, con l’ad Rossi che ha risposto senza tuttavia diradare le nubi che si addensano sulla più importante azienda culturale del Paese. C’è bisogno di una svolta per tutto il sistema, anche in vista del rafforzamento dei nuovi colossi come Discovery. La Rai e il parlamento hanno la necessità di trovare un modo di viaggiare insieme a pieno regime, mettere da parte le divisioni tra maggioranza e opposizione tornando a far quadrare i conti come nel quinquennio che ci ha preceduto segnato da record negli ascolti di cui i Sanremo di Amadeus sono stati soltanto la punta dell’iceberg.
Resta poi il nodo della politica, perché Forza Italia vuol dire Silvio Berlusconi e anche oggi è stato ricordato durante il convegno. Le scaramucce su canone e vigilanza Rai le malelingue sibilano siano volte a mantenere una sorta di “controllo” sul servizio pubblico per favorire Mediaset. Su questo però Salvini se ne è uscito con una battuta: “Mi sembrerebbe incredibile credere che Tajani possa pensare di fare una cosa del genere”. Resta il dilemma su una Rai che sembra più debole e una tv commerciale più forte.



