Quando Giorgia Meloni parla dell’operato del suo governo appare sempre sicura e decisa. E netta, a tratti dura, nei confronti dell’opposizione. Non si è smentita nemmeno davanti alle telecamere di Quarta Repubblica, il programma del lunedì sera condotto da Nicola Porro. Difende con orgoglio i risultati su Sanità e sostegno ai lavoratori. «Numeri alla mano, quando siamo arrivati al governo c’erano 126 miliardi per la Sanità, nel 2025 ci saranno 136,5 miliardi, quindi 10 miliardi e mezzo di euro in più. Come si faccia a sostenere che abbiamo tagliato il Fondo sanitario nazionale per me è un mistero. E quando sento dirlo dalla segretaria del Pd, un po’ mi vergogno per lei».
Gli scioperi e la piazza. «Il tema della protesta mi preoccupa meno anche perché penso che normalmente i toni si alzano quando gli argomenti sono deboli e capisco la difficoltà di Landini perché i suoi argomenti sono deboli, come sono deboli i suoi risultati: lo sciopero generale che c’è stato ha registrato un’adesione sotto il 6%. Il leader della Cgil si muove da ragioni ideologiche e fa un’opposizione politica». La Meloni sottolinea inoltre che le dimissioni di Carlos Tavares, Ad di Stellantis, sono forse state causate dalle battaglie dei sindacati francesi e statunitensi, mentre in Italia il blocco sindacale sembra che sulla vicenda sia rimasto “afono”. Poi ha stigmatizzato l’irresponsabilità di una certa classe dirigente: «Mi preoccupa il fatto che noi abbiamo una sinistra in Italia che, mettiamola così, quando riesce a governare, che è l’unica cosa che vuole fare, è il potere, indossa il suo vestito buono, è democratica, è buonista, dialogante. Ma poi quando perde il potere perde anche le staffe ed esce la sua vera natura che è intollerante. È la natura di una sinistra che non tollera l’ipotesi che ci siano altre idee, che quelle altre idee abbiano una maggioranza». A Fratoianni che diceva che l’Italia va capovolta, gli rispondo che gli italiani l’hanno già capovolta: l’hanno capovolta il 25 settembre 2022, quando hanno mandato a casa la sinistra che governava da 10 anni, perché hanno deciso che volevano cambiare le politiche di questa nazione».
Banche e finanza. «Abbiamo discusso per anni di un Monte dei Paschi di Siena che drenava i soldi dei cittadini: Monte dei Paschi è stato risanato, è stato per parti messo sul mercato, il 15% è stato venduto non più tardi di poche settimane fa e chiaramente rientra all’interno di questa strategia, all’interno di questa partita. Le politiche fatte in maniera seria poi danno dei risultati di sistema».
Politica e magistratura. «Io ho cominciato a fare politica quando hanno ucciso Paolo Borsellino, non cadrò mai nella trappola del racconto della politica contro la magistratura. Io sto sempre nel racconto delle brave persone che devono darsi una mano a far camminare lo Stato italiano e quindi distinguo i pochi magistrati secondo me molto ideologizzati dalla stragrande maggioranza di una magistratura che cerca di fare il suo lavoro in condizioni di difficoltà. Distinguo molto bene – ha continuato, rispondendo a una domanda sul cosiddetto ‘bavaglio’ ai magistrati spuntato dal decreto giustizia del Cdm – dopodiché però ricordo che rispetto a quella norma esiste già nel regolamento comportamentale dei magistrati una norma che dice che tu non dovresti esprimere opinioni su materie che sono oggetto di quello che stai trattando: se io avessi domani un magistrato che dice dobbiamo chiudere Quarta Repubblica di Nicola Porro, poi non sarebbe quello il giudice giusto imparziale per decidere in un tribunale»
Gli alleati. «Litighiamo tutti i giorni, litighiamo la mattina e beviamo un bicchiere di vino insieme la sera. Qualche inciampo c’è, è fisiologico ma sappiamo che cosa gli italiani sperano e si aspettano. Il governo non cadrà».
E che la luna di miele con gli elettori sia lontana dal concludersi, lo testimonia un insospettabile personaggio come Sabina Guzzanti, attrice e comica: «La presidente del Consiglio mi sembra una persona in gamba, stimata – dice al Corriere della Sera – e infatti già a suo tempo, nei miei monologhi a “Propaganda Live” su La7, la proponevo provocatoriamente come segretaria del Pd, alludendo a tanta roba deludente di questo partito. Con Schlein, il mio intento, ovviamente giocoso, è di aiutarla nella comunicazione che, soprattutto ai suoi esordi, non era molto chiara, in pratica non si capiva niente di quello che voleva dire».



