È terminato nella giornata di ieri lo spoglio dei voti per le elezioni parlamentari in Romania.
Gli exit poll avevano già indicato la probabile vittoria del Partito Socialdemocratico (PSD), che in effetti è risultato il più votato nelle elezioni di domenica 1 dicembre, con il 23% dei voti, superando l’estrema destra dell’Alleanza per l’Unità dei Romeni (AUR), che ha ottenuto il 18%.
Il Partito Nazionale Liberale (PNL), partner di coalizione del PSD dal 2021, è invece arrivato terzo con il 14%, mentre l’opposizione di centrodestra dell’Unione Salva Romania (USR) si è classificata quarta.
Dal 1989, PSD e PNL hanno dominato la politica rumena, rendendosi protagonisti di alcune scelte politiche cruciali, come l’adesione del paese alla NATO (2004) e all’UE (2007).
Tuttavia, entrambi i partiti hanno perso popolarità negli ultimi anni, in particolare a causa di alcuni scandali legati a fenomeni di corruzione.
Il risultato del PSD si è rivelato sorprendente, visto il contesto delle recenti elezioni presidenziali, dove il nazionalista filoputiniano Călin Georgescu ha vinto il primo turno e sfiderà al ballottaggio Elena Lasconi (USR).
Marcel Ciolacu, attuale leader del PSD, è invece arrivato solo terzo al primo turno delle presidenziali, evidenziando un quadro politico frammentato e in evoluzione.
A definire il notevole risultato del candidato di destra Călin Georgescu ha contribuito una massiccia campagna elettorale svoltasi prevalentemente sul social “TikTok”, che ha assicurato il voto di molti giovani, così come il consenso riscosso tra la diaspora romena.
Secondo le leggi di condivisione del potere in Romania, il nuovo governo sceglierà il Primo Ministro e dovrà collaborare con il vincitore del ballottaggio presidenziale, che verrà reso noto a seguito del secondo turno previsto per la prossima settimana.
Queste elezioni avranno una particolare rilevanza, soprattutto per il significato che rivestirà il loro risultato nel determinare se la Romania continuerà il suo storico percorso filoeuropeista o se, al contrario, si orienterà verso un maggiore isolazionismo.
Le elezioni presidenziali romene hanno assunto un progressivo rilievo internazionale, anche a causa delle presunte interferenze russe che, a detta di molti, potrebbero aver interessato la campagna elettorale, più che il processo elettorale vero e proprio.
In conclusione, molti elementi portano a pensare che le linee politiche del Parlamento e del Governo della Romania rimarranno probabilmente nel solco di una strategia pro Unione Europea e favorevole alla Nato, ma un primo bilancio sui risultati politici potrà essere rilevato con maggiore chiarezza solo la prossima settimana, a seguito della diffusione dei risultati definitivi delle elezioni del nuovo Presidente.



