Ecco come è morto Ramy Elgaml

venerdì, 10 Gennaio 2025
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Una morte documentata in 40 frame, che raccontano gli ultimi dodici secondi di vita del diciannovenne egiziano Ramy Elgalm che ha perso la vita nella periferia milanese a seguito di uno schianto con una pattuglia dei carabinieri. Le riprese di due diverse telecamere analizzate dagli investigatori del nucleo radiomobile della polizia locale mostrano la Giulietta dei carabinieri tallonare da vicinissimo lo scooter in fuga fino alla caduta mortale. Il contatto tra i veicoli, però, avviene prima che i mezzi entrino nel raggio d’azione dei due sistemi di videosorveglianza e a quanto pare i video rivelerebbero che non c’è contatto alcuno e quindi c’è spazio tra i due veicoli nell’impatto. Infatti le immagini delle telecamere incrociate ai rilievi della polizia locale secondo il dossier rivelerebbe che: “tra i veicoli c’è spazio”. Questo rimette sicuramente in discussione le cause della morte del giovane. Intanto da più parti politiche infuriano le reazioni. Il sindaco di Milano Sala sottolinea il brutto segnale contenuto nel video. Dal canto suo il leader leghista Salvini commenta: “E’ una sconfitta perdere un giovane ma l’ultima cosa da fare è perseguire i carabinieri perché hanno fatto il loro lavoro”. Fanno quindi discutere i video dell’inseguimento all’alba del 24 novembre costato la vita a Ramy Elgaml. Ancor di più i commenti scambiati dagli inseguitori via radio. Si attende che la giustizia faccia il suo corso, la verità chiesta da più parti verrà presto a galla. Nella giornata di ieri intanto riunione fiume in procura tra i pm e gli investigatori dell’Arma che conducono l’inchiesta per «omicidio stradale». Sono indagati il vicebrigadiere al volante della pattuglia e il 22enne Fares Bouzidi che guidava il Tmax. L’ipotesi di reato non è cambiata. L’aggravamento dell’accusa dei pm in «omicidio volontario con dolo eventuale», chiesta dai legali di Fares e filtrata nelle scorse ore dalla procura, appare oggi un’ipotesi meno concreta. I video dell’inseguimento, compresi quelli della telecamera di un carabiniere, e le comunicazioni radio erano stati forniti ai magistrati già nei primi giorni d’inchiesta.

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