Aut aut di Zaia agli alleati (e a Salvini): la candidatura della Lega in Veneto non si tocca

mercoledì, 15 Gennaio 2025
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C’è un caso-De Luca in salsa veneta. Solo che in questa vicenda la situazione è molto più complicata, qui c’è rischio che il centrodestra possa deflagrare dopo la requisitoria di fuoco di Luca Zaia contro il limite ai mandati fissato esclusivamente per alcuni governatori e un centinaio di sindaci di grandi comuni. «Se qualcuno ritiene che noi abbiamo governato bene – dice il governatore veneto – allora è meglio separarsi. Non accettiamo lezioni da chi è sfamato dal Parlamento da trent’anni». Poi un monito per Matteo Salvini: «La Liga veneta vale il 40 per cento del partito». Per Zaia, insomma la potestà leghista sul Veneto non è in discussione, pena anche una dolorosa scissione. E’ del tutto evidente che il segretario, già travolto dalle polemiche sui disastri nei trasporti avrebbe fatto volentieri a meno di questa patata bollente, mentre tra gli alleati c’è chi evoca la crisi di governo.

La Lega che corre sola contro gli storici alleati nel Veneto, con contraccolpi immediati nei rapporti di governo, sarebbe qualcosa di clamoroso, tra l’atro alla vigilia di un turno elettorale particolarmente significativo. Salvini potrebbe accennare alla questione già domani in consiglio federale del partito anche se ufficialmente i lavori sono convocati per «questioni tecniche legate al tesseramento» e cioè al congresso del partito previsto a marzo. Salvini chiederà la riconferma alla guida della Lega, ma prima c’è da affrontare la bufera scatenata da Zaia. Il segretario dovrà tener conto di un dato oggettivo: secondo le previsioni della Lega veneta, se si cede la candidatura a Fratelli d’Italia, “viene giù tutto”. Di contro, secondo un’elaborazione che circola tra i leghisti, con il “40-43% il partito otterrebbe con il premio di maggioranza circa 30 seggi”, con 13 o 14 seggi per FdI e FI, e 7 seggi per il Pd.

Tutti guardano con attenzione a Giorgia Meloni affinché in nome della realpolitik faccia un passo indietro e lasci il Veneto alla Lega. Tuttavia la vicenda rischierebbe poi di innescare l’effetto domino a partire dalla Lombardia. In questo caso il segretario leghista, con il potere contrattuale sempre più affievolito dovrebbe, obtorto collo, prendere in considerazione di cedere la candidatura a Fratelli d’Italia ingaggiando però una battaglia tutta personale con la sua base.

Dice un deputato lombardo al Corriere della Sera: «Cos’è la Lega senza Veneto e Lombardia? Strano anche che Giorgia Meloni non tenga conto che al di là di Salvini, i governatori di Lombardia e Veneto possono davvero destabilizzare il governo. A meno che non sia proprio questo il suo calcolo». Il tutto in un clima di fibrillazione crescente nel quale si incrociano le critiche a Salvini che sul terzo mandato dei governatori «non ha fatto abbastanza».

Intanto a Napoli c’è un signore che gongola: si chiama Vincenzo De Luca.

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