Il grande problema di Schlein? Gentiloni “disoccupato”

lunedì, 20 Gennaio 2025
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Mentre la destra pensa al futuro globale, la sinistra si rivolge al passato democristiano, o, se non proprio democristiano, almeno ulivista prodiano. Altro non può fare, il mondo moderato e riformista che attornia Elly Schlein, in questi tempi di trumpismo ritornante e trionfante nonché di melonismo egemonico e transatlantico.

Così, mentre la premier si preparava al viaggio che oggi, unica leader europea,  la porta ad assistere all’incoronazione di “The Donald” a Washington, i cespugli smarriti della sinistra italiana si sono riuniti in due distinte kermesse che si sono svolte secondo i vecchi riti della politica nostrana: dense riflessioni e tiepide passioni in nome delle solite “cose” o “soggetti” o “aggregazioni” (ma guai a chiamarli “partiti”) che non si sa se (e quando) vedranno mai la luce.

A Milano si sono ritrovati in 500 o poco più (un discreto numero però…) su iniziativa del senatore cattodem Graziano Delrio e avendo come ospite d’onore Ernesto Ruffini, l’ex direttore dell’Agenzia delle Entrate, che la maggioranza dei cronisti politici ha già designato leader di un ricostituendo centro (del centrosinistra) dopo i fallimentari esperimenti terzopolisti di Carlo Calenda e Matteo Renzi.

A Orvieto si sono invece dati appuntamento i libdem del Pd (che fatica inventarsi identità e culture politiche in questi tempi di bassa tensione ideale…) nel nome di un oggetto lessicale non identificato come “Libertà eguale” che ha dato il titolo al convegno. Ospite d’onore in questa occasione l’ex commissario europeo all’Economia, Paolo Gentiloni, cha ha da poco lasciato il suo prestigioso ufficio di Bruxelles e che si trova nell’evidente ricerca di qualcosa da fare, all’altezza ovviamente del suo rango.

Per quello che riguarda i 500 convenuti a Milano, è presumibile pensare che più di qualcuno tra loro sarà ripartito un po’ deluso, perché Ruffini non s’è granché sbottonato, rimanendo nell’ambito del vecchio dire e non dire tipicamente democristiano. «Siamo qui nel solco dei valori di don Sturzo, non per fondare un nuovo partito o una nuova corrente». Per la serie: Biancofiore trionferà, ma, al momento, niente cambierà. Che cosa vuole fare Ruffini, al di là della promessa di portare nuovi consensi al centrosinistra pescandoli nell’area dell’astensionismo, non è ancora chiaro. Delrio, tutto sommato, può tirare un sospiro di sollievo, visto che il suo intento è quello di portare voti cattolici al Pd, non certo a un altro soggetto politico. Certo è che questi “stop and go”, in perfetto stile scudocrociato da Prima repubblica, non si addicono proprio ai tempi frenetici della politica odierna.

Al momento, l’apparizione di Ruffini alla kermesse cattodem milanese è servita solo ad Antonio Tajani per rivendicare a Forza Italia l’eredità ideale di don Luigi Sturzo, visto che il ministro degli Esteri ha onorato ieri la figura del fondatore del Partito popolare a Caltagirone, paese natale di Sturzo. In questa contesa non proprio adrenalinica ha comunque più ragione Tajani che Ruffini: il sacerdote di Caltagirone aveva idee sostanzialmente liberali e conservatrici piuttosto che socialiste e progressiste.

Venendo invece all’evento di Orvieto, c’è da dire che l’iniziativa dei liberaldemocratici appare in prospettiva più politicamente produttiva di quella cattoprogressista. E questo per il semplicissimo motivo che si può avvalere dell’apporto di Gentiloni, che in questo momento è indicato come l’unico personaggio capace di federare, convogliandole in un progetto comune, tutte le anime sparse del centrosinistra.

Poi, di questi tempi di destra globale ed egemonica, è tutto da vedere dove potrebbe mai andare a finire un centrosinistra a eventuale guida gentiloniana. Però non c’è dubbio che l’ex commissario europeo ed ex premier può arrivare là dove Elly Schlein proprio non ce la fa, nonostante il carisma che la segretaria del Pd s’è conquistata sul campo in questi due anni di leadership: farsi accettare come possibile candidato premier del centrosinistra anche dalla riottosa schiera dei grillini di Giuseppe Conte, che con i dem della Schlein sono in competizione permanente, perché pescano nello stesso elettorato radicale di sinistra. Gentiloni ha detto a Orvieto che la sinistra non deve guardare solo agli «ultimi» ma anche ai «penultimi». Si tratta di un chiaro segnale di attenzione ai ceti medi, un settore che attualmente guarda prevalentemente al centrodestra.

È difficile, in questo momento, che una simile proposta possa alla fine risultare vincente. Però, nella prospettiva delle elezioni del 2027, è una strada che il centrosinistra può comunque percorrere. Certo, per la leader del Pd si tratta di un’insidia al suo primato nel partito. Un Gentiloni in cerca di degna ricollocazione potrebbe non accontentarsi di fare da comprimario, ancorché in posizione elevata, all’ambiziosa Elly.  

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