La rivoluzione di Donald Trump: ecco le sue parole chiave

lunedì, 20 Gennaio 2025
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Con la frase: “God bless America”, Trump dá la benedizione agli Usa e si insedia alla Casa Bianca diventando ufficialmente il quarantasettesimo presidente americano. Sono le 12,00 ore locali a Washington le 18,00 in Italia quando il Tycoon fa il suo grande ingresso a Capitol Hill e giura da nuovo presidente degli Stati Uniti d’America nelle mani del presidente della Corte suprema John Roberts. Da ora è ufficialmente il commander in chief. Trump, 78 anni, presidente più anziano ad aver giurato sulla Bibbia usata da Abraham Lincoln nel 1861 e su una che gli è stata regalata dalla madre nel ’55, quando aveva solo nove anni, sferza tutti i punti chiave della sua azione governativa nel discorso di insediamento toccando molti argomenti primo tra tutti il suo indiscusso amore per la nazione americana. Ripristinare la fiducia nell’America è il tema guida del suo speech da presidente eletto. “Torno fiducioso e ottimista, siamo all’inizio di una nuova entusiasmante era di successo nazionale. Una marea di cambiamenti sta travolgendo il Paese”. L’attacco del suo discorso prelude al cambiamento. Archiviata dunque l’era Biden, Trump affonda l’attenzione e l’interesse presidenziale su vari temi primo tra tutti l’immigrazione, l’asse geopolitico e strategico internazionale, la gender equality, Panama e la fine del new deal. “L’economia americana – assicura Trump –  tornerà a splendere e non sarà seconda a nessuno, da questo momento in poi il declino americano è finito” tuona dalla sala di Capitol Hill che lo acclama con una grande ovazione e poi un fiume di applausi. Momento clou a cui è seguita la standing ovation, il passaggio del discorso sul suo recente attentato in Pensylvania che prelude alla frase simbolo della sua campagna elettorale: “Make America great again!”. E ancora: “Il 20 gennaio del 2025 per l’America sarà ricordato come il giorno della liberazione” sottolinea Trump che inizia ad elencare le prime azioni del suo governo. Prima tra tutti l’emergenza nazionale nel confine meridionale come primo punto strategico sul tavolo delle prime manovre sul fronte immigrazione dell’esecutivo. “Dove necessario – afferma il Tycoon – useremo l’esercito per controllare i flussi migratori nel sud America”. Lo slogan: “Remain in Mexico” è senza dubbio l’inno della politica trumpiana di fermo agli accessi di immigrazione illecita e clandestina, asse portante per preservare la sicurezza nazionale americana insieme al passaggio dedicato al gender: “In America ci sara’ solo una distinzione tra sessi uomo e donna”. Il discorso di insediamento termina poi con la sua benedizione: “God bless America” seguita da applausi scroscianti di tutti presenti tra cui la premier italiana Giorgia Meloni arrivata a Washington nel primo pomeriggio, unica leader europea presente in sala. La Meloni intervistata prima dell’inizio del giuramento, si è detta soddisfatta e pronta a rinsaldare con la sua presenza i buoni rapporti che ormai fanno parte della storia di collaborazione tra Italia e Stati Uniti d’America.

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