È passato esattamente un mese dal 25 Dicembre, giorno in cui il calciatore Stephane Omeonga è stato fermato dalle Forze dell’Ordine all’aeroporto di Fiumicino. L’ex giocatore del Genoa era a bordo di un volo diretto a Tel Aviv, quando uno steward gli comunica alcune problematiche con il passaporto. Pochi minuti dopo arrivano le Forze di Polizia, che informano il calciatore che non potrà partire, causa la presenza del suo nominativo nella black list di Israele.
Omeonga, fin dal primo giorno, ha affermato che si è trattato di un episodio di razzismo. Difatti, a distanza di un mese ha rilasciato un’intervista al Corriere della sera, all’interno del quale ha illustrato i diversi passaggi della vicenda, che lui ha definito come dei veri e propri momenti di umiliazione: “Si vede anche nel video, non ho alzato la voce o opposto resistenza- ha affermato Omeonga– Mi hanno ammanettato e poi preso per il collo davanti a tutto l’areo. Una umiliazione enorme, mi sono sentito un criminale”.
Il calciatore è stato poi trasportato in una cella, all’interno del quale, secondo la sua ricostruzione, è stato trattato senza dignità: “ Da solo, senza cibo e acqua e senza permettermi di chiamare mia moglie. – ha dichiarato Omeonga al Corriere- “Ti tolgo le manette, ma devi fare il bravo”, mi avvisavano, come se avessi fatto qualcosa prima.
Quando hanno saputo che avevo giocato in serie A mi hanno trattato con maggior rispetto. E se fossi stato un qualsiasi ragazzo nero? Non voglio immaginare.”
Durante l’intervista al quotidiano meneghino il calciatore ha ricordato il triste episodio di George Floyd, uomo afro-americano assassinato da un agente di polizia a Minneapolis: “ Stavo pensando a George Floyd, faticavo a respirare. Stavo male. Poi l’agente mi ha spinto contro la finestra e mi ha tirato un pugno in faccia. Il sangue sul labbro e quella frase ripetuta. Siete sempre voi neri”.
Alla domanda “Farà denuncia?” Omeonga non ha una risposta precisa. Quel che è certo è che il calciatore vuole divulgare, senza filtri, la sua esperienza. È lui stesso, in conclusione, ad affermare che: “Voglio raccontare quello che è successo affinché possa essere d’aiuto per altre persone che subiscono razzismo”.


