«Impossibile non pensare a quell’avviso di garanzia che ricevette mio padre”. A parlare ai microfoni del Tg1 a poche ore dalla notizia dell’indagine a carico della premier Giorgia Meloni e dei ministri Piantedosi e Nordio insieme ad Alfredo Mantovano, per la vicenda del rimpatrio del trafficante libico Almasri è Barbara Berlusconi. La terzogenita dell’ex leader di Forza Italia e dirigente di Fininvest è di poche parole ma nette durante la sua dichiarazione alla tv di stato sufficienti a tracciare il parallelo con la vicenda che colpì suo padre il Cavaliere, agli albori della sua carriera di presidente del Consiglio nei primi anni ‘90 per l’esattezza durante il vertice Onu del 1994. “Non so se si tratti di giustizia a orologeria, ma il sospetto è legittimo” ha aggiunto la figlia di Berlusconi. Ma ripercorriamo le pagine di storia per comprendere meglio. Era il novembre del 1994, all’epoca Silvio Berlusconi fu raggiunto da un avviso a comparire in tribunale per corruzione e questo sancì da allora la spaccatura tra destra e sinistra, un mese dopo, guarda caso, il suo governo cadde dopo la rottura consumata con la Lega di Umberto Bossi. Per la figlia Barbara oggi appare quanto mai sospetta la coincidenza con la riforma della giustizia su cui la maggioranza di centrodestra sta procedendo in Parlamento. Mentre dal canto suo la segretaria del Pd Elly Schlein chiede che la presidente del Consiglio fornisca chiarimenti sul caso in Parlamento con i ministri Nordio e Piantedosi, attesi nel pomeriggio alla Camera per un’informativa urgente sulla liberazione di Almasri. La Schlein dall’alto del suo pulpito democratico tuona che questioni giudiziarie non attengono al lavoro parlamentare e sul piano politico chiede alla premier Meloni di non nascondersi dietro ai ministri e venire direttamente in aula per chiarire al Paese per quale motivo il governo ha scelto di riaccompagnare a casa un torturatore libico per il quale la Corte penale internazionale aveva spiccato un mandato di arresto. Staremo a vedere. Da Palazzo Chigi fanno sapere che la premier, la quarta nella storia della Repubblica ad essere iscritta nel registro degli indagati mentre è in carica, prima di lei Berlusconi, Prodi e Conte, va avanti come una testuggine senza lasciarsi intimidire, unico suo obbiettivo quello di difendere l’Italia con determinazione e senza esitazioni.
Meloni indagata: Barbara Berlusconi la difende ma Schlein affonda
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