C’è un formaggio italiano che fa impazzire i francesi oscurando il mito del Camembert: è la mozzarella di bufala campana dop. Non solo. Stanno aumentando i consumi nelle regioni del Centro e Nord Italia, in particolare Lazio, Emilia Romagna e Friuli Venezia Giulia. È quanto emerge dall’indagine sulla filiera elaborato dal Consorzio di Tutela e presentato nell’ambito della giornata di studio “Mozzarella di Bufala Campana DOP: direzione Futuro” a Caserta. L’analisi dei dati raccolti lo scorso anno ha evidenziato una produzione di 55 milioni e 718mila chilogrammi del famoso formaggio a pasta filata campano, + 0,23% sul 2023, con un’accelerazione nell’ultimo trimestre che ha consentito di recuperare un’annata segnata da una serie di congiunture, a partire dalle difficoltà delle esportazioni, passate dal 38,3% del 2023 al 36,8% del 2024 sul totale della produzione.
I Paesi esteri al vertice della classifica del consumo sono la Francia (che sale dal 29% al 31,8%, assorbendo da sola un terzo dell’export), la Germania (con una quota passata dal 15,7% del 2023 al 18,1% dello scorso anno) e la Spagna (cresciuta dal 5,1% all’8,1%). Si affacciano anche nuovi sorprendenti mercati di destinazione come la Norvegia e la Thailandia, censiti per la prima volta. Tra i Paesi ritenuti più interessanti per il futuro figurano pure l’Europa dell’Est, il Messico e poi il continente asiatico: dagli Emirati Arabi fino a Singapore e alla Malesia.
«Abbiamo vissuto un anno in chiaroscuro – spiega il presidente del Consorzio, Domenico Raimondo – di fronte alle difficoltà, dettate dal contesto internazionale e dalla crisi dei consumi, la filiera però è riuscita a reggere, con risultati sostanzialmente in linea con il 2023».
Soddisfatto il direttore del Consorzio, Pier Maria Saccani per il quale occorre però «occorre risolvere alcuni nodi fondamentali, in particolare il ripristino di un equilibrio perduto in merito alla destagionalizzazione della produzione di latte. I dati – evidenzia Saccani – ci dicono che si continua a produrre più latte nei mesi invernali, quando la domanda cala, e meno latte in primavera-estate, quando invece aumenta la richiesta di mozzarella dop. Questo squilibrio ha portato ad avere un eccessivo quantitativo di latte congelato, che non può essere utilizzato per la dop, e dunque va frenato anche con meccanismi premiali nei confronti degli allevatori virtuosi».
Per il 2025, il Consorzio che raggruppa oltre 120 caseifici che si fregiano del marchio di tutela, hanno approntato una campagna di promozione in Europa da oltre un milione di euro, concentrando le risorse nei mercati strategici come Francia, Germania, Inghilterra e Paesi Bassi. Gli scenari che si delineano per la filiera nel 2025 guardano, dunque, innanzitutto l’estero, per diffondere la conoscenza e l’unicità del prodotto, insieme al Consorzio di Tutela della Ricotta di Bufala Campana Dop e in sinergia con il Consorzio del Prosciutto di San Daniele. Per il 2025 nel calendario delle fiere del Consorzio anche due tappe negli Stati Uniti per Pizza Expo a Las Vegas e per il Fancy Food a New York.
Questa notizia fa il paio con quella che attribuisce alla Campania il titolo di regione in cui si mangia meglio al mondo. A sottolineare il primato è la classifica di Taste Atlas, uno dei più popolari portali web internazionali dedicati al food nella classifica 100 Best Food Regions in the World.
Sono state prese in considerazione 477.287 recensioni certificate su 15.478 cibi e piatti presenti nel database del sito e la regione partenopea ha ottenuto un punteggio complessivo di 4,44 su 5. A valere la medaglia d’oro sono state le votazioni alte ricevute dalla pizza napoletana, dal pomodoro San Marzano, dalla mozzarella di bufala campana e dal sugo alla genovese. Subito dopo si trova la regione greca del Peloponneso, con 4,42 punti su 5 con l’olio d’oliva, le olive e il miele. A pari punti con il Peloponneso c’è un’altra regione italiana: l’Emilia-Romagna.
