Umbria. Parla Ferranti (presidente della Provincia di Terni): “Ecco la mia roadmap”

sabato, 8 Febbraio 2025
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Alternativa in Umbria, dopo la sconfitta della governatrice Tesei, importanza di Forza Italia, partito in crescita ovunque e ruolo della Provincia.

“Lo Speciale” ha raggiunto Francesco Maria Ferranti, che in qualità di neo-presidente della Provincia di Terni e membro del coordinamento regionale azzurro, ha potuto illustrare sia l’attività politica del centro-destra per costruire l’alternativa al centro-sinistra, sia l’attività della Provincia di Terni, con un occhio particolare a quel recupero delle sue competenze necessario per ricostruire un sano rapporto tra il centro e i vari territori italiani; equilibrio vanificato dalla riforma del governo Renzi e dall’allora ministro Delrio.

Presidente, dopo le ultime elezioni umbre, con la sconfitta del centrodestra, cosa sta facendo Forza Italia per il rilancio dello schieramento in Regione?

“Forza Italia è all’opposizione. Un’opposizione ferma, rigida, ma anche costruttiva su problemi seri e reali. Da noi le difficoltà all’ordine del giorno sono soprattutto due. Innanzitutto la sanità, un tema sentitissimo considerando le liste d’attesa fuori controllo, battaglia che è stata molto a cuore all’ex governatrice Tesei. Vi è, ad esempio, il nodo del nuovo ospedale di Terni, un’infrastruttura abbastanza datata e bisogna capire come intervenire. La giunta di centrodestra voleva fare un ospedale nuovo, utilizzando risorse pubbliche, al momento il centrosinistra in tre mesi non ha detto nulla. L’altra tematica della nostra agenda è l’accordo di programma tra le acciaierie di Terni e le istituzioni, ossia la Regione, il Comune di Terni, la Provincia di Terni e il Ministero del Made in Italy. Un accordo che si rinvia da due anni e mezzo e che il Ministero ha fissato come data ultima il prossimo 28 febbraio. A tal proposito, ieri mattina c’è stato un incontro tra l’assessore allo sviluppo economico della Regione Umbria, il Presidente della Provincia di Terni e il sindaco di Terni, oltre le rappresentanze sindacali del territorio, dal quale è emersa una posizione comune. Premessa indispensabile per arrivare alla firma”.

In qualità di Presidente della Provincia di Terni, quali sono le iniziative che sta prendendo?

“Nei due mesi di mandato ho affrontato due tematiche fondamentali per contribuire al rilancio economico e allo sviluppo del territorio che, oltre alla vocazione industriale ha, come noto, una forte connotazione turistica. Basti pensare alla Valnerina, alla Cascata delle Marmore, la più alta d’Europa, lo stesso Lago di Piediluco. In un territorio che ha delle potenzialità di attrattività turistica, ricettiva e culturale, i beni infrastrutturali di pregio vanno messi a frutto, utilizzati e riqualificati. Abbiamo, inoltre, due strutture molto rilevanti. C’è Villa Lago che si affaccia sul Lago di Piediluco con vista sulla Cascata delle Marmore, una villa storica con oltre 30 ettari di parco, un sito che può ospitare l’organizzazione di eventi di vario genere. E poi la Rocca di Albornoz, una fortificazione eretta dal Duca di Albornoz che ai tempi serviva ad avvistare le popolazioni barbariche che avanzavano verso lo Stato Pontificio. La Rocca si erge sul Colle di Sant’Elia ed è una località davvero suggestiva. Queste due infrastrutture di grande valenza turistica e culturale sono di proprietà della Provincia, ma, va detto, purtroppo non abbiamo le risorse per poterle riqualificare e renderle fruttuose in autonomia, viste le ristrettezze economiche riguardanti tutte le province italiane dopo la riforma Delrio, ai tempi del Governo Renzi. Per questo ho provveduto ad emettere due manifestazioni di interesse pubblico di livello internazionale, proprio per attrarre società che organizzano eventi, verso un’ipotesi di partenariato pubblico-privato. Il tutto per mettere a sistema queste due realtà, riqualificandole e rendendole produttive”.

Vista la storia politica degli ultimi tempi – tra forze che l’avrebbero voluta eliminare del tutto e forze che invece l’avrebbero solamente ridimensionata – e sulla base della sua attività ed esperienza, quale ruolo può ancora svolgere a livello costituzionale e legislativo la Provincia?

“Sono dell’idea che la Riforma del governo Renzi e del ministro Delrio sia stata un tentativo di Riforma costituzionale sbagliato, tant’è vero che è stata bocciata dai cittadini al famoso referendum 2016. Sbagliata, perché le riforme costituzionali non si fanno portando al voto i cittadini, ma si dovrebbero fare in parlamento con la maggioranza dei 2/3. Tale Riforma ha certamente arrecato un danno alla Provincia, l’unica istituzione che esiste dal 1934 e che da sempre rappresenta il territorio. Delle competenze che aveva le sono rimaste quasi tutte, ma sono in cogestione con la Regione, con i Comuni che rientrano nel territorio provinciale. Tradotto, non c’è più quell’autonomia gestionale di una volta. E ciò ha portato ad un depotenziamento complessivo anche dal punto di vista finanziario. Ormai, vi è una fiscalità indiretta, la Provincia vive di quote delle tasse che provengono dalle Regioni e dai Comuni. Secondo me, il suo ruolo va recuperato: Regioni e Comuni non hanno le strutture e l’organizzazione per gestire le competenze provinciali. Infine, ai cittadini si è tolto un potere costituzionale”.

Ossia?

“Mi riferisco all’elezione del Consiglio provinciale, dei consiglieri provinciali e del Presidente della Provincia. Prima votavano direttamente i cittadini, oggi assistiamo a un’elezione di secondo livello effettuata dai consiglieri comunali, dai sindaci e dagli assessori dei Comuni della Provincia che, attraverso un voto ponderato basato sulle dimensioni del Comune, votano il Consiglio provinciale e il Presidente della Provincia. Non va”.

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