L’aggravarsi delle condizioni di salute di Papa Francesco sta riaprendo il dibattito sulla successione, al punto che da giorni si parla insistentemente di riunioni in corso per preparare un eventuale conclave in tempi brevi. Ed è inevitabilmente partito il toto scommesse sui possibili papabili, anche perché c’è chi sostiene che Francesco, pur superando questa delicata fase, potrebbe mettere in atto l’opzione che ha più volte ventilato, quella di rinunciare al pontificato seguendo l’esempio del predecessore Benedetto XVI qualora si trovasse nell’oggettiva impossibilità di portare avanti il ministero.
Iniziamo con il dire che i cardinali elettori ad oggi sono 138, numero mai visto in precedenza il che presuppone un quorum molto alto per l’elezione del nuovo papa, superiore ai 90 voti: il che potrebbe comportare la necessità di un’ampia convergenza.
Il 2025 inoltre non è un anno come gli altri, ma è un “anno santo”, visto che è in pieno svolgimento il Giubileo appena iniziato, fatto questo che renderebbe impossibile lasciare la sede pontificia vacante troppo a lungo. Si renderebbe necessario quindi fare presto per non lasciare troppo a lungo i cattolici senza una guida. In un contesto del genere si farebbe spazio la possibilità che ad essere scelto possa essere un candidato di peso, ma anche capace di raccogliere il più largo consenso; un candidato moderato, non conservatore ma nemmeno troppo progressista.
Se si deciderà di optare per una scelta di tipo “curiale” il candidato più accreditato è senza ombra di dubbio il segretario di Stato Pietro Parolin, il quale in questi anni ha mediato con successo fra le varie correnti, cercando appunto di mantenere un profilo equilibrato e più moderato possibile. Non a caso viene identificato dalla stampa come candidato “centrista”, etichetta che portò grande fortuna al cardinale Montini, eletto papa Paolo VI.
Se invece si opterà per un profilo più pastorale, allora potrebbe entrare in gioco il presidente della Cei Matteo Zuppi che è considerato un progressista moderato. Basti pensare che a Bologna è apprezzato tanto dalla comunità Lgbt che dal Popolo della Famiglia, a dimostrazione di come sia capace di dialogare con tutti e di saper conciliare innovazione e tradizione. In più proviene dalla Comunità di Sant’Egidio ed è considerato un abile mediatore nei conflitti internazionali (non a caso Francesco ha affidato proprio a lui lo scottante dossier sull’Ucraina).
Ma c’è un altro nome che potrebbe sparigliare i giochi ed è quello del patriarca di Gerusalemme Pierbattista Pizzaballa, un francescano nominato cardinale nell’ultimo concistoro. Potrebbe essere lui la grande sorpresa del conclave. Innanzitutto ha appena 59 anni e potrebbe quindi rappresentare una futura stabilità come fu per Giovanni Paolo II (di contro c’è chi sostiene che questo potrebbe invece essere un discrimine). Grande promotore di pace, grande mediatore nel Medio Oriente, crocevia di diverse religioni cristiane e non. In qualità di Custode di Terra Santa ha svolto un’ intensa attività diplomatica guadagnandosi l’apprezzamento di ebrei e palestinesi, rafforzando i rapporti fra cattolici e ortodossi per la custodia dei luoghi santi della cristianità, quindi la figura più adatta in un momento storico come questo che vede la ripresa cruenta dei conflitti in Israele. Inoltre non ha mai assunto posizioni “scomode”, sia di parte conservatrice che progressista, ed è quindi considerato un candidato capace di raccogliere un consenso molto ampio e trasversale.
Ma c’è chi ritiene che dopo il primo papa latino americano che ha messo fine a secoli di identità prettamente europea (e prima ancora italiana) della Chiesa, non sarebbe opportuno procedere in direzione contraria, per altro sconfessando le politiche di Francesco che in questi dodici anni ha sempre scelto i cardinali con l’obiettivo di garantire il carattere universale della Chiesa. Se si deciderà quindi di dare rappresentanza agli altri continenti, ecco spuntare il nome del cardinale filippino Luis Antonio Tagle ex arcivescovo di Manila e già prefetto per la Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli, considerato il teologo più autorevole del continente asiatico. E’ stato creato cardinale da Benedetto XVI il che lo renderebbe “votabile” anche da parte dei cardinali cosiddetti conservatori.
Se l’orientamento prevalente sarà quello di frenare le derive progressiste e quindi non andare oltre le aperture di papa Francesco, un nome molto gettonato appare quello dell’africano Fridolin Ambongo Besungu arcivescovo di Kinshasa, che Bergoglio ha voluto nel Consiglio dei cardinali, l’organismo chiamato a coadiuvare il papa nel governo della Chiesa universale, ma che si è espresso contro la benedizione delle coppie gay concessa dalla Congregazione per la Dottrina della Fede sostenendo l’esigenza di politiche rivolte alla natalità e alla difesa della famiglia naturale. Se invece la maggioranza del collegio cardinalizio deciderà di andare oltre Bergoglio e procedere sulla strada delle innovazioni e delle riforme in senso sempre più marcatamente progressista e aperto al mondo, potrebbe spuntarla il brasiliano Sergio da Rocha grande sostenitore delle svolte del papa e molto impegnato nel contrasto all’ omofobia e nell’ inclusione delle coppie gay nella Chiesa.
Ad ogni modo vale sempre il celebre detto “chi entra papa in conclave esce cardinale”. Figuriamoci in questo caso con il conclave che è soltanto un’ipotesi e forse neanche troppo ravvicinata.
di Americo Mascarucci



