Gender nelle scuole. Per Pro Vita e Famiglia il tempo è scaduto. Appello al governo (IL VIDEO)

mercoledì, 19 Febbraio 2025
1 minuto di lettura

Scuola vs genitori: una battaglia attuale e antica. Secondo un principio basilare, fondativo della civiltà occidentale, la famiglia deve educare e la scuola dovrebbe solo istruire. E non è una differenza da poco, specialmente quando la scuola, il pubblico, pensano di entrare nella vita privata dei giovani, dei piccoli, per condizionare le scelte che riguardano la loro vita intima, la loro formazione psichica.
Stiamo parlando dell’educazione affettivo-sessuale che per Pro Vita e Famiglia fa rima pericolosamente con l’ideologia gender, la manipolazione Lgbtq.
Per tale ragione l’associazione è scesa in campo oggi, con una conferenza stampa che si è svolta a Roma, presso l’Hotel Nazionale, nella quale ha annunciato una forte mobilitazione (“Mio figlio no”), che si articolerà in petizioni, manifestazioni nazionali e locali, presenze e denunce dei vari casi di imposizione gender e non da ultimo, una proposta di una legge che blocchi la “deriva laicista”.
Un provvedimento incentrato, tra l’altro, sul divieto della propaganda politica, l’obbligo a informare le famiglie circa le decisioni assunte dalla scuola, e l’affermazione del diritto all’astensione da parte dei genitori, ipotizzando materie alternative.
Il vice-presidente Jacopo Coghe ha illustrato nel dettaglio la campagna di sensibilizzazione dell’opinione pubblica, rivolgendosi a quelle forze della maggioranza (da qui l’appello al governo) “a essere coerenti rispetto a promesse fatte prima del voto”.
Un richiamo valoriale forte di uno studio che ha effettuato la nota società Noto-sondaggi. Lavoro dal quale si evince chiaramente il pensiero della maggioranza degli italiani.
Nel dettaglio, ecco alcuni numeri molto interessanti che smentiscono la narrazione della sinistra su questi temi: per il 76% la responsabilità dell’educazione dei giovani spetta alle famiglie e non alla scuola; per il 55% l’educazione sessuale non può essere imposta a scuola. E ancora: i genitori per l’83% devono essere informati dei famosi corsi che troppo spesso usano come cavallo di Troia argomenti umanitari, come il bullismo, l’educazione affettiva anti-violenza sulle donne, per indottrinare a senso unico. La stessa propaganda Lgbtq nelle scuole per il 50% degli italiani non ha diritto di cittadinanza. Medesimo discorso per i messaggi gender (la famosa carriera Alias).
Jacopo Coghe, infine, ha ribadito quanto questo pericolo non sia astratto ma reale: da mesi, nonostante il governo di centro-destra, si stanno moltiplicando iniziative, provvedimenti e finanziamenti (dal sindaco di Roma Gualtieri, alla legge del bilancio, ad alcune regioni) liberticide.
Motivo per cui per Pro Vita e Famiglia “il tempo è scaduto”.

 

L’intervista a Jacopo Coghe

Lascia un commento

Your email address will not be published.

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.