Gli Usa contro la Cina grazie alla Russia

giovedì, 20 Febbraio 2025
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Fin dal suo insediamento il Presidente Trump ha tracciato una linea di condotta ben precisa, che ha segnato una rottura, a tutto campo, con l’amministrazione precedente.

Un’ulteriore prova di ciò è il modus operandi del Tycoon in termini di politica estera. Trump difatti ha definito Il presidente Zelensky come “dittatore mai eletto”, “un comico mediocre” che “rifiuta di indire elezioni, è molto giù nei sondaggi ucraini e l’unica cosa in cui è stato bravo è l’aver suonato Biden come un violino”.

Si tratta di dichiarazioni forti, che però non dovrebbero scuotere i più attenti. Difatti non è di certo la prima volta in cui Trump si rivolge al presidente Ucraino in questi termini.

In passato Trump lo aveva già definito sarcasticamente come “il miglior piazzista sulla terra: ogni volta che viene in Usa se ne va con 60 miliardi“.

Inoltre, durante i colloqui che si sono svolti in Arabia Saudita, tra russi e americani, vi è stata la volontarietà delle parti di escludere l’intervento ucraino. Zelensky, senza esitazioni, ha avuto da ridire, ma la risposta del Tycoon è stata chiara: “Ho sentito dire: “Oh, beh, non siamo stati invitati”. Beh, sono deluso. Sei stato lì per tre anni. Avresti dovuto finirla in tre anni. – Ha sottolineato Trump- Non avresti mai dovuto iniziarla. Avresti potuto fare un accordo”.

Mettendo in ordine gli addendi, le intenzioni americane appaiono chiare, o almeno così sembrerebbe. Fino a qualche settimana fa gli Stati Uniti e l’Unione Europea avevano cercato in tutti i modi di sostenere l’Ucraina e isolare la Russia a causa del suo regime autoritario e nazionalista guidato da Putin.

Ora Trump sta facendo esattamente il contrario: si è riavvicinato alla Russia e allontanato dall’Ucraina, che non ha potuto prendere parte all’incontro in Arabia Saudita.

Stando ad alcune indiscrezioni  la Russia ne avrebbe approfittato per sottolineare come la fine della guerra porterebbe grandi opportunità economiche per le imprese statunitensi in Russia, soprattutto nel campo delle risorse naturali quali gas e petrolio.

Inoltre  il segretario di Stato degli Stati Uniti Marco Rubio ha parlato delle “incredibili opportunità che esistono nel ristabilire un rapporto con la Russia”, sia a livello politico che economico, mentre la delegazione russa guidata dal ministro degli Esteri Sergei Lavrov ha sottolineato come la controparte statunitense “sta cominciando a capire meglio la nostra posizione”.

La linea d’azione di politica estera trumpiana non è però da intendere come univoca, poiché una singola azione, potrebbe avere molteplici scopi. Difatti l’offensiva multifronte del presidente americano potrebbe avere come obiettivo un bersaglio molto più grande: Pechino, con la volontà di sganciare definitivamente l’Occidente dall’economia cinese.

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