Germania, gli exit poll indicano un netto spostamento a destra dell’elettorato. AfD di Alice Weidel è il secondo partito con una forchetta di voti tra il 19,5-20%. Vince l’alleanza Cdu/Csu di Friedrich Merz con 28,5-29%. È un risultato storico per la politica tedesca: non era mai accaduto che l’estrema destra diventasse il secondo partito e si avviasse a diventare la sola vera opposizione al governo che nascerà. Altrettanto storica la batosta subita dai socialdemocratici dell’Spd, precipitati al 16-16,5%.
Spetterà ora a Merz di formare il nuovo esecutivo. Con ogni probabilità assisteremo a una riedizione della Grosse Koalition (Cdu e Spd), formula che ha sostenuto in passato i governi di Angela Merkel. È una soluzione in qualche modo obbligata, ammenoché i risultati reali non permettessero ai liberali di Christian Lindner di entrare in Parlamento. Gli exit poll attribuiscono all’Fdp un 4,9% (la soglia di sbarramento è al 5%). Basta quindi una variazione di poche migliaia di voti per determinare l’ingresso o meno del partito di Lindner al Bundestag. In tal caso, Cdu e Spd non avrebbero probabilmente un numero sufficiente di seggi per sostenere un governo e sarebbe inevitabile formare un esecutivo con cristiano-democratici, socialdemocratici e liberali (“Deutschland-Koalition”). Merz preferirebbe per la verità governare solo con l’Spd perché le coalizioni a tre in Germania non offrono vera stabilità politica, vista la loro alta litigiosità. Ne sa qualcosa il cancelliere uscente Olaf Scholz, che deve l’ insuccesso della sua coalizione (socialdemocratici, liberali e verdi) alla “ribellione” di Fdp, circostanza che ha determinato proprio le elezioni anticipate di oggi.
Quarta forza della politica tedesca sono i verdi di Robert Habeck che hanno ottenuto il 12-13,5% dei voti. Difficilmente i “grunen” potranno però entrare a far parte di un governo. Le eventuali formule possibili sarebbero con la Cdu e l’Spd o con la Cdu e Fdp, ma ciò determinerebbe forti malumori tra i conservatori tedeschi che hanno decretato il successo della Cdu. E Merz si ritroverebbe guidare un esecutivo debole e diviso.
In queste elezioni risulta al dunque determinante il risultato dei partiti minori nell’adozione dell’una o dell’altra soluzione di governo. Se la Linke di Heidi Reichnnek (il partito della sinistra-sinistra) entrerà sicuramente in parlamento (gli exit poll le accreditano un 8.5-9%) senza però spostare gli equilibri generali, non altrettanto accadrà nella ipotesi in cui dovessero entrare anche i “rossobruni”, vale a dire il partito populista di sinistra guidato da Sahra Wagenknech (Bsw). Secondo gli exit poll dovrebbero ottenere il 4,7-5%. Vale, per questa formazione, lo stesso discorso che vale per Fdp: tutto dipenderà da qualche migliaio di voti reali. Nel caso di un ingresso di Bsw al Bundestag, ci sarebbe qualche problema per Merz se dovessero contemporaneamente rimanere fuori i liberali di Lindner: oltre a essere costretto ad allearsi con i verdi, il leader della Cdu si ritroverebbe contro un’opposizione formata da populisti di sinistra e sovranisti di destra.
Al di là delle formule che verranno adottate nella formazione dell’esecutivo, rimane assodato lo spostamento a destra dell’asse della politica tedesca e la conseguente sconfitta della sinistra. L’Spd, in particolare, paga lo scotto dell’indecisione e dell’immobilismo del cancelliere Scholz (un socialdemocratico più “grigio” che “rosso”) unitamente al peggioramento della situazione economica, anche per effetto della guerra in Ucraina: la Germania non è più la “locomotiva” bensì la “zavorra” dell’Europa.
A Friedrich Merz spetterà il compito di riempire quel vuoto politico che si è aperto in Europa con la crisi della Germania al tempo della cancelleria Scholz. Il nuovo, probabile cancelliere non è comunque un novellino. È stato a lungo l’oppositore della Merkel dentro la Cdu ed è da sempre considerato il capofila dell’ala di destra del suo partito. Dovrà far dimenticare l’era Scholz, non solo nella formula politica, ma anche nella capacità di decisone. Solo leader forti possono risollevare le sorti della Germania. E dell’Europa.



