L’impegno americano in Ucraina comprende un flusso costante di armamenti, intelligence e risorse finanziarie. Per rimpiazzarlo, l’UE dovrebbe garantire:
- Forza terrestre: almeno 150.000-200.000 soldati, 1.000+ carri armati, 2.000 veicoli corazzati e 2.000 pezzi di artiglieria.
- Supporto aereo: tra 300 e 500 caccia, sistemi avanzati di difesa aerea, droni strategici e bombardieri.
- Logistica e intelligence: trasporto strategico, scorte di munizioni adeguate e sorveglianza satellitare.
- Flotta navale: capacità limitata nel Mar Nero, ma essenziale per deterrenza.
- Budget stimato: tra 100 e 200 miliardi di dollari all’anno, un impegno finanziario che richiederebbe un deciso cambio di paradigma.
Tuttavia, la capacità operativa attuale mostra evidenti limiti:
- Carri armati: circa 2.500 operativi (Leopard 2, Leclerc, Challenger 2).
- Veicoli corazzati: circa 4.000 tra Boxer, VBCI, CV90.
- Artiglieria: 1.500 obici semoventi/trainati, ma con scorte di munizioni insufficienti per un conflitto prolungato.
- Caccia operativi: circa 1.500 (Eurofighter, Rafale, F-16), ma con limitata capacità di operazioni prolungate senza il supporto logistico statunitense.
- Droni e sorveglianza: inferiori agli USA in capacità di intelligence e guerra elettronica.
- Difesa aerea: pochi sistemi Patriot e SAMP/T, distribuiti tra i vari Stati membri, con difficoltà di coordinamento.
- Capacità industriale: la produzione militare europea non è tarata per un conflitto ad alta intensità e richiederebbe un rapido riarmo.
Se l’UE dovesse inviare 150.000-200.000 soldati in Ucraina, all’Italia spetterebbe una quota proporzionale (circa il 10-15%), pari a 15.000-30.000 uomini. Considerando che l’Esercito Italiano attuale conta 100.000 effettivi, di cui solo una frazione è pronta per operazioni estere, sarebbe necessario un reclutamento straordinario di almeno 50.000-70.000 nuovi soldati.
Nell’attuale scenario, l’Italia potrebbe schierare in Ucraina un contingente massimo di 5.000-10.000 uomini, con un supporto limitato in termini di mezzi corazzati e artiglieria. Un impegno superiore metterebbe a rischio la capacità difensiva nazionale, a meno di un massiccio aumento delle forze armate.
In assenza di un deciso potenziamento, l’UE rischierebbe di esaurire le proprie risorse in pochi mesi.
Farò uscire una vera e propria analisi con i dati per CISINT – Centro Italiano di Strategia e Intelligence.
Questi sono i numeri da anteporre alle tante chiacchiere a cui aggiungo una riflessione, i miei studenti hanno tra i 19 ed i 25 anni, sarebbe questa la fascia ad essere arruolata, addestrata e mandata in zona operativa (in 6-10 mesi). Siamo disposti? Questo lo chiedo con il cuore, oltre i numeri dell’analisi…

